da "la Stampa", Giovedì 25 Novembre 1999
Ieri a Roma prima conferenza nazionale della Sanità alla presenza di Ciampi, DAlema e il cardinale Martini.
Bindi: saremo alleati del malato.«Questa riforma è un patto di solidarietà».
Slogan e parole chiave per lanciare la nuova riforma sanitaria. Slogan come «Sempre vicino a te» e parole quali «cura», «volontà», «collaborazione», «qualità». Sono stati sentiti a più riprese alla cerimonia dapertura della prima conferenza nazionale della sanità, nellaula magna dellUniversità La Sapienza. Un avvio con la partecipazione del presidente della Repubblica e di quello del Consiglio, dellarcivescovo di Milano e del ministro della Sanità e uno schieramento di autorità locali. Un punto fermo, politico, sulla volontà di fare quella che la stessa Rosy Bindi ha definito «una rivoluzione copernicana». Ovvero, osare quanto prima dora non sera osato - rischiando le ire di parte del mondo medico - e accettare una sfida «con obiettivi molto ambiziosi».
Gli italiani sono sfiduciati per un servizio sanitario che avvertono disinteressato e distante? La risposta è venuta da tutti gli interventi del palco donore. Dal cardinale Martini, a Massimo DAlema a Rosy Bindi si è ribadito lo stesso concetto: La nuova sanità di prenderà cura di voi. Vi ha a cuore.
«E il rispetto della persona - ha esordito il ministro della Sanità - lidea portante del piano sanitario che definisce un patto di solidarietà per la salute il quale coinvolge le istituzioni, i cittadini, gli operatori, i produttori, il volontariato, il mondo della ricerca e della comunicazione». Un progetto che individua cinque grandi aree di intervento, dalla prevenzione che promuove stili di vita e comportamenti per la salute alla lotta alle patologie, dal miglioramento dellambiente al rafforzamento della tutela dei più deboli. E, non ultimo, allingresso a testa alta nellEuropa dellUnione.
Un intervento, quello del ministro, che in molte sue parti ha avuto i connotati dellappello. Come linvito a smetterla con le lamentele sul fallimento del servizio pubblico. «Questa riforma - ha detto - mette sullo stesso piano strutture pubbliche e private perché per tutte definisce gli stessi criteri di valutazione, di professionalità, qualità ed efficenza».
Ma anche una richiesta di aiuto. Rosy Bindi ha sollecitato la collaborazione di tutte le istituzioni, perché «in questa riforma cè la sperimentazione di un federalismo che non modifica le autonomie locali, anzi pretende un loro coinvolgimento più diretto». Accorato il richiamo al senso di responsabilità dei medici quali «primi interpreti dellappropriatezza delle prestazioni».
Rapporto non sempre facile quello di Bindi con la classe medica. Nel tour che ha portato il ministro in giro per lItalia, in questi mesi, ci sono state, per sua stessa ammissione «incomprensione, ma anche molte attese e aspettative». A queste il ministro ha risposto con un proposito: «Vogliamo colmare lo scarto fra coloro che nella sanità credono e quelli che invece provano un senso di estraneità». A margine del convegno, una stoccatina al mondo delle cattedre: «I medici universitari - ha osservato - sono forse meno disposti a digerire il principio di esclusività del rapporto con il Servizio sanitario nazionale, ma devono capire che negli studi privati non si fa né formazione né ricerca, campi di loro precisa competenza».
Riprendendo in parte, e apprezzandone pubblicamente il significato,
lintroduzione del cardinale Martini, anche il presidente del Consiglio, Massimo
DAlema, ha ribadito che «il valore della salute non può essere affidato alle
disponibilità dei singoli o al libero gioco del mercato». E se la Sanità non
devessere vista come un fardello da tagliare a ogni occasione, questo non significa
che non si debbano evitare gli sprechi. «Pubblico - ha concluso il presidente del
Consiglio - non vuol dire statale, ministeriale, ma qualcosa che appartiene ai singoli
cittadini. Vuol dire puntare sulle responsabilità e sulla voglia di fare di tutti gli
operatori del settore».
Nel pomeriggio, coordinato dal sottosegretario Monica Bettoni e dallassessore
regionale alla Sanità Lionello Cosentino, si è tenuto un dibattito sulla riforma che
prevede, nei prossimi tre anni, una disponibilità finanziaria di 361 mila miliardi. E al
potenziamento dei servizi assistenziali domiciliari, al raggiungimento
dellautosufficienza nazionale nel fabbisogno di sangue, alla garanzia di cure
radioterapiche per tutti e ad altre condizioni la Commissione Affari Sociali della Camera
subordina il proprio parere favorevole per la sanità in sede di finaziaria per il 2000.