da "il Sole 24 Ore", Lunedì 29 Luglio 2002


In regola solo 4 Regioni
La Sanità pubblica fuori norma


ROMA - Solo quattro Regioni – Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche e Piemonte - hanno messo in pratica le regole per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie pubbliche e private a esercitare attività sanitarie. Nel resto d'Italia, invece, sono rimaste disattese le norme sull'accreditamento varate dieci anni fa. A tracciare l'ultimo bilancio è l'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr), la cui indagine evidenzia come dato più preoccupante la disomogeneità di attuazione della normativa: l'obbligo di rispettare i requisiti vale sempre per il privato, ma resta disapplicato nel pubblico. Colpa dei tempi lunghissimi e dei costi proibitivi necessari per recuperare il gap rispetto all'applicazione di norme di sicurezza in vigore da decenni. L'accreditamento non decolla nelle Regioni A distanza di dieci anni dal varo delle norme che hanno affidato alle Regioni il compito di rivedere procedure e criteri per l'autorizzazione e l'accreditamento delle attività sanitarie, solo in quattro sono riuscite a rendere operativo il processo per il rilascio di quello che dovrebbe essere il "bollino blu" delle strutture pubbliche e private.

A tagliare il traguardo, infatti, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche e Piemonte, ma solo la Lombardia è riuscita a coinvolgere nel l'operazione tutte le tipologie di strutture presenti nel territorio (183 strutture ambulatoriali pubbliche e alle 302 private ex-convenzionate, 118 ospedali, 75 case di cura, 59 strutture residenziali). Per il resto, sul pianeta autorizzazione-accreditamnento è buio fitto.

A emettere la sentenza - scattando l'istantanea aggiornata dello stato dell'arte e mettendo in luce tutti i rischi - è stata la Commissione nazionale per l'accreditamento dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali in un'indagine conoscitiva conclusa a fine maggio (i cui contenuti sono stati anticipati dal settimanale «Il Sole 24-Ore Sanità» n. 29/2002) La prima e più preoccupante défaillance riguarda proprio l'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria.

Tra normative recepite solo sul piano formale (15 Regioni) e verifiche di rispondenza ai requisiti basati sull'autovalutazione (5 realtà locali), c'è un primo dato che emerge con chiarezza: «La normativa è stata applicata prevalentemente alle strutture private, e la maggioranza delle Regioni non l'ha resa attuativa per le strutture pubbliche».

Il motivo è presto detto: tempi e risorse necessari alla messa in conformità delle strutture pubbliche rispetto a requisiti autorizzativi sono proibitivi e atterriscono tutti i Governi locali. Anche perché spesso c'è da superare un gap di decenni rispetto all'applicazione di diverse normative: dalla sicurezza degli impianti elettrici al rispetto delle norme sugli impianti dei gas medicali, dai dispositivi antincendio alle barriere architettoniche e così via. Artefici dei "guasti" attuali l'assenza dell'obbligo per le strutture pubbliche di sottostare alla procedura autorizzativa "classica": zero controlli, insomma.

Difficile riparare ora. Anche se l'urgenza c'è tutta. Non a caso, infatti, accanto alla «iniquità di trattamento verso i privati (obbligati comunque a rispettare le procedure, ndr)» il Rapporto dell'Assr sottolinea garbatamente che «vista la diversa sensibilità dei cittadini» il mancato rispetto delle normative «si va configurando come inadempienza e, nel caso ne derivassero danni oggettivi (possibilità non remota, quando si considerino impianti elettrici, gas, antincendio ecc.), come diretta responsabilità».

L'unica incertezza riguarderebbe solo «il livello al quale potrebbe essere attribuita la responsabilità e le eventuali sanzioni conseguenti». Eppure - annota ancora l'indagine - «nessuna Regione ha ancora realizzato una analisi affidabile del reale stato di conformità delle proprie strutture, e quindi delle reali necessità di adeguamenti e relativi costi e tempi». Così, non sorprendono i dati riguardanti l'accreditamento: tolte le uniche quattro perle di cui si è detto, nel resto dei territori locali si sperimenta e basta.

E tra chi si esercita sugli ambulatori e chi predilige le corsie spicca anche il caso di una Regione che ha scelto come palestra d'accreditamento un paio di strutture termali. Sperimentazioni a parte, dubbi e incertezze rischiano di paralizzare l'attività delle Regioni, che rivolgono all'Assr quesiti e richieste di consulenza di tutti i tipi. Basta qualche esempio per capire: «Possiamo definire non prioritaria la messa a conformità prevista da normative esistenti da molti anni?», ci si chiede in un caso. «Fin dove arriva la discrezionalità regionale in tema di princìpi e requisiti per l'accreditamento?». E infine, puntando alla praticità: «Conviene adeguare o ricostruire?». Ma, in fondo: «I soldi dove li troviamo?».


Ritorno alla Pagina precedente