da "il Corriere della Sera", Venerdì 6 Luglio 2001


L’INTERVENTO
«Il primo passo? Risanare gli ospedali inefficienti»

*Direttore dell’area Pubblica amministrazione
Sda Bocconi


MILANO - Dalla riforma ad oggi la spesa sanitaria si è incrementata in modo rilevante, e oggi ha dimensioni che superano la capacità di finanziamento pubblico. Questo fenomeno si manifesta proprio quando il presidente Formigoni, insieme ad altre regioni, insiste nel realizzare una reale devolution in sanità. Ma le regioni, ed in particolare la Lombardia, possono sostenere questa politica? Per rispondere occorre considerare due diversi aspetti: i consumi di servizi sanitari e la qualità accompagnata dall'efficienza delle strutture sanitarie.

Per quanto riguarda i consumi sanitari, la distribuzione nelle varie regioni, così come peraltro nelle provincie della Lombardia, è assai diversificata. Ad esempio il tasso di ospedalizzazione varia dal 160 per mille nella provincia di Milano ad oltre il 200 per mille nella provincia di Brescia. Non vi è dubbio che i comportamenti dei medici sono molto differenti e dipendono da elementi soggettivi ma anche dalle strutture e dalla capacità di dare risposte appropriate al paziente.

Ciò procura spesa non necessaria e distoglie le già scarse risorse dal loro più congruo utilizzo.

Da mesi è in corso un dibattito in tutto il Paese sulla necessità di integrare risorse finanziarie pubbliche, sempre scarse, con altre private e assicurative per soddisfare i livelli di consumo attuali.

In questo dibattito un punto appare certo: l'attuale livello di risorse non è in grado di garantire le attese di servizi sanitari dei lombardi come degli italiani. Da un lato è necessario coinvolgere i medici nella ricerca di una maggiore appropriatezza dei servizi, dall'altro è indispensabile incrementare il finanziamento della sanità attraverso la responsabilizzazione delle comunità locali sui livelli di consumo, così da determinare una correlazione tra consumi e pressione fiscale.

I costi di produzione dei servizi sanitari e la qualità dei servizi sono molto diversificati tra ospedali pubblici e privati. Bisogna incentivare una maggiore ricerca di efficienza e qualità.

Come? Un mio caro amico mi ha insegnato che per migliorare un sistema non è necessario svolgere azioni diffuse che coinvolgono tutte le strutture, ma è sufficiente agire in modo deciso e radicale sulle strutture che si contraddistinguono per livelli di inefficienza e di scarsa qualità, ciò produce uno stimolo a tutte le strutture. Se questo è vero non si tratta di intervenire sull'intero sistema di offerta, ma di individuare quegli ospedali su cui intervenire con progetti di risanamento anche dolorosi che influenzeranno con effetti benefici tutto il sistema.

La Lombardia dal ’96 ha iniziato un processo di riforma importante che ha messo al centro il principio della libertà del cittadino.

I dati evidenziano che questo sistema ha generato una ampia soddisfazione degli utenti e un trasferimento di parte di finanziamento dal settore pubblico a quello privato.

La riforma lombarda ha separato la funzione di tutela sanitaria, affidandola alle Asl, dalla funzione di produzione, riservata alle aziende ospedaliere pubbliche e ai privati accreditati.

Il modello lombardo vede la responsabilità del governo della domanda, cioè dei consumi, affidato alle Asl, mentre le aziende ospedaliere sono spinte alla ricerca dell'efficienza e della qualità. Questo modello è però incompleto, mancano ancora degli strumenti per renderlo completamente operativo: i contratti e le fondazioni. Con i contratti si da una strumento alle Asl per poter chiedere maggiore efficienza e qualità.

Con le fondazioni si vogliono invece individuare nuove modalità gestionali che superino i vincoli e le lentezze del sistema burocratico e per rendere le aziende pubbliche effettivamente responsabili dei risultati economici e della qualità dei servizi.

Alle fondazione anche il compito oggi inderogabile di riammodernare le strutture e innovare le tecnologie, nonché quella ridare fiducia ai medici sulla capacità degli ospedali di valorizzare la loro professionalità.

La giunta della regione Lombardia nei prossimi 4 anni può completare la riforma iniziata nel 96 e così potrà mostrare all'Europa un modello di sussidiarietà in sanità capace di valorizzare le risorse pubbliche, l'imprenditorialità privata e la professionalità dei medici.


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