L'estratto del documento approvato durante la Conferenza Stato-Regioni del giorno Giovedì 11 Luglio 2002.
La parte del documento approvato riguardante la sanità con le osservazioni in merito
(anche per la questione specializzandi)
La questione sanità
L’accordo dell’agosto 2001 tra Governo e Regioni sulla spesa sanitaria ha significato per le Regioni un incremento delle risorse per il periodo 2001-2004 superiore a quanto previsto in precedenza (accordo agosto 2000, legge finanziaria 2001), ma comunque non ancora allineato al fabbisogno nel frattempo alimentato sia da incrementi della spesa farmaceutica originati anche dall’eliminazione del ticket, sia dalla dinamica della spesa di personale. Valgono al riguardo le segnalazioni della Corte dei Conti al Parlamento soprariferite.
Le Regioni ritengono che l’obiettivo di dare stabilità, certezza e congruità ai finanziamenti per il servizio sanitario non è ancora stato raggiunto sebbene le Regioni abbiano fatto fronte alle loro responsabilità.
Lo Stato pertanto non può considerare esaustivo il livello di finanziamento indicato nell’accordo dell’8 agosto 2001 e ribadito nel DPEF 2003-2006, pari per il 2002 a lire 144.376 miliardi, per il 2003 a lire 150.122 miliardi, e per il 2004 a lire 155.871 miliardi cui si aggiungono risorse di L. 2000 miliardi per ciascuno degli anni 2002 e 2003, e di L. 1500 miliardi per il 2004. Infatti come ha rappresentato la Corte dei Conti nei referti al Parlamento già nel 2001 si sono raggiunti livelli di spesa pari circa allo stanziato per il 2002. Su questo esercizio, a parte l’effervescenza della spesa farmaceutica, si stanno scaricando oneri aggiuntivi di spesa relativi al contratto di lavoro nonché per la riduzione delle liste di attesa.
Il livello di finanziamento a carico dello Stato per ciascuno dei tre anni dovrà essere riverificato sulla base del lavoro dei tavoli di monitoraggio e verifica sui livelli essenziali di assistenza effettivamente erogati e sulla corrispondenza ai volumi di spesa stimati e previsti articolati per fattori produttivi e responsabilità decisionali.
Già da ora le Regioni evidenziano che il principio di ancorare il finanziamento pubblico della sanità al PIL nominale, affermato nell’accordo dell’8 agosto 2001, deve trovare una più congrua esplicitazione intorno a livelli più allineati a quelli di altri paesi dell’Unione Europea, e comunque in misura non inferiore al 6 per cento.
Infatti, se è vero che il DPEF prefigura azioni di utilizzo di leve già adottate (controlli, e-procurement, ruolo CONSIP), e forme di contenimento ulteriore dei consumi di farmaci (nuovo prontuario), le Regioni, con riferimento alle azioni di controllo e di razionalizzazione dell’acquisto di beni e servizi, ritengono che tali azioni rientrino nella loro sfera di competenza e le stanno già attivando, in base al principio di responsabilità amministrativa e politica. Le regioni ritengono che questi interventi non siano completamente risolutivi del problema del finanziamento della spesa sanitaria che, negli ultimi due anni rendicontati (2000 e 2001) ha prodotto un incremento medio annuo dell’8,8%.
Le Regioni, nell’ esprimere apprezzamento per l’impegno del Governo a sostenere il completamento del processo di trasferimento alle stesse delle funzioni di gestione e di organizzazione della Sanità, chiedono che nella stesura definitiva del testo venga, anche sul piano terminologico, pienamente rispettata l’effettiva portata della riforma del Titolo V della Costituzione.
In particolare si sottolinea come le attività di indirizzo e coordinamento dello Stato possano riguardare solo l’aspetto relativo ai Livelli Essenziali di Assistenza, in quanto nella più generale materia della tutela della salute, oggetto di competenza legislativa concorrente, ogni potestà regolamentare è riservata alle Regioni.
Una notazione specifica va fatta a proposito della prospettata necessità di procedere all’attuazione della legge 368/1999 per l’attivazione dei contratti di formazione lavoro per i medici specializzandi. Le Regioni ovviamente esprimono accordo ma richiedono che i costi incrementali derivanti da tale attivazione – pari a circa 100 milioni di euro annui – siano almeno in parte coperti con fondi aggiuntivi rispetto a quello previsti dall’ Accordo dell’8 agosto 2001.
Sugli esercizi 2001 e precedenti (addirittura fino al 1994) le Regioni sottolineano i ritardi del Governo nella erogazione delle risorse. Mentre ancora non sono state erogate completamene le risorse stanziate per il periodo 1994-1999, il DL 63/2002 dispone l’erogazione del 50% (697,2 milioni di euro pari a 1350 miliardi di lire) riferiti al 2000, e il 25% (853,17 milioni di euro pari a 1652 miliardi di lire) riferiti al 2001.
Questo acuisce la crisi di liquidità in cui versa il sistema sanitario pubblico, espone le Regioni ad un contenzioso sempre più pesante e ad oneri finanziari aggiuntivi per interessi e spese legali, e pone difficoltà alle politiche di contenimento dei costi per acquisto di beni e servizi.
Poiché gli emendamenti proposti dalle Regioni volti ad ottenere la liquidazione dell’intero importo 2000 (1394,4 milioni di euro) e del 50% dell’importo 2001 (1706,3 milioni di euro) avanzati nella Conferenza Stato Regioni del 9.5.2002 non hanno trovato accoglimento da parte del Governo in sede di esame del DL 63/2002 da parte del Parlamento , chiedono al Governo di farsi carico del problema nella prossima legge di assestamento del bilancio 2002.