da "il Sole 24 Ore", Lunedì 27 Maggio 2002


Specializzandi sul piede di guerra tra mille ricorsi


Sono medici «in formazione specialistica»: dottori e insieme studenti. Lavorano in corsia, ma senza un contratto e pagando spesso di tasca propria un'assicurazione per coprirsi dai rischi professionali. Gli oltre 30mila "specializzandi" restano un ibrido, benché tre anni fa il Parlamento abbia approvato il Dlgs 368/99, che prevede la stipula di «contratti di formazione-lavoro» e l'adeguamento del profilo alle regole Ue. Il provvedimento è rimasto sulla carta. Il regime delle borse di studio è stato prorogato. E loro, gli specializzandi, si mobilitano in tutta Italia.

Borsa "contro" contratto. Dal 1991 a ogni specializzando è stata riconosciuta una borsa di studio di circa 11.600 euro l'anno. L'importo non è imponibile, ma il camice deve pagare la tassa universitaria e versare la quota annuale dell'Ordine dei medici.

Il «368» prevede invece la stipula di un contratto annuale di formazione-lavoro con l'Università e con la Regione (lo schema tipo deve essere varato con Dpcm dal Governo), finalizzato all'acquisizione delle capacità professionali e rinnovabile ogni anno. Un contratto atipico, grazie al quale, però, al medico sarebbero garantiti un trattamento economico ipotizzato dello stesso importo delle borse e, soprattutto, la copertura previdenziale e assicurativa: la prima, pari al 75% di quella ordinaria per il settore sanitario; la seconda, a carico dell'azienda sanitaria dove si svolge l'attività formativa.

Costi al raddoppio. Il Dm firmato a marzo dal ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, che ha assegnato 5.500 borse statali agli specializzandi per il 2001/2002, recita: «Si rende necessario confermare la disciplina delle borse di studio di cui al Dlgs 257 del 1991, non essendo ancora stata approvata con provvedimento legislativo la copertura finanziaria dei contratti di formazione lavoro».

Sulla questione è al lavoro un gruppo di tecnici di quattro ministeri - Istruzione, Salute, Lavoro ed Economia - che ha anche avviato le attività preliminari per la definizione dello schema tipo di contratto. «Secondo le verifiche effettuate ? spiega il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi (An) ? la spesa aggiuntiva a carico del bilancio dello Stato ammonterebbe a 136 milioni di euro per il 2002, 144 nel 2003, 151 nel 2004 e 158 nel 2005. Le cifre tengono conto degli specializzandi di tutta l'area sanitaria. Però parlano da sole».

L'applicazione dei contratti, in altre parole, farebbe più che raddoppiare gli oneri finanziari. «Dobbiamo studiare ? aggiunge Cursi ? come ripartirli tra Stato, Regioni e aziende sanitarie e sondare le disponibilità in bilancio». Pronta la replica di Marilena Celano, presidente dell'Associazione medici specialisti della Comunità europea (Amsce): «I fondi per gli specializzandi sono stati stanziati in due Finanziarie, ma sono stati "dirottati" altrove».

Intanto, fioccano i ricorsi alla magistratura: sia degli specializzandi prima del 1991, che rivendicano il diritto alla borsa di studio; sia di quelli iscritti a una scuola a partire dal 1993, che chiedono il risarcimento dei danni per il ritardo nell'emanazione (prima) e la mancata applicazione (poi) del Dlgs 368. In entrambi i casi, la motivazione è la lentezza italiana nell'adeguamento alle direttive Ue in materia.

Quale formazione? I contratti non sono l'unica parte del decreto non attuata. «Non ci consentono di imparare la professione - denuncia Mattia Altini, membro dell'Amsce ?. Gli obiettivi formativi non vengono fissati. La didattica è spesso l'esito di un confuso assemblaggio di lezioni formali. Non ci sono verifiche sistematiche. La programmazione dei posti non risponde alle esigenze del Ssn. E i tutor sono spesso "virtuali"».

Proteste e «fai da te». L'Amsce ha indetto per metà giugno un'assemblea in tutte le città universitarie. Il Comitato nazionale degli specializzandi (attivo soprattutto in Sicilia e Campania) ha gridato allo sciopero generale di categoria, proponendo la data del 13 giugno. I nodi riguardano anche il futuro professionale. «L'articolo 2 della legge 401/2000 ? denuncia Marilena Celano ? prevede che Asl e Ao riservino fino al 50% dei posti a concorso in tutte le strutture al medico sprovvisto di specializzazione che però abbia prestato servizio per un periodo complessivo non inferiore a 16 mesi e a titolo di incarico provvisorio per la disciplina richiesta. È uno scandalo».

Se lo Stato latita, la speranza degli specializzandi è riposta nelle Regioni. Qualcuna, come l'Emilia Romagna, si sta impegnando per applicare in autonomia il Dlgs 368/99.


Ritorna alla pagina precedente