da "il Sole 24 Ore", Mercoledì 2 Febbraio 2000
Assistenza integrativa. I Servizi bilancio di Camera e Senato critici sulla copertura finanziaria del decreto per il riordino fiscale
Fondi sanitari, i conti non tornano. Il relatore a Montecitorio, Targetti: «No allobbligo di gestioni separate»
ROMA - No, i conti non tornano. Se il ministro della Sanità fa balenare la possibilità (Amato e Visco permettendo) di concedere qualche sconto in più, a complicare la partita sui Fondi sanitari integrativi sono i Servizi del Bilancio di Camera e Senato. Che, nei dossier trasmessi ieri alle commissioni incaricate di esprimersi sullo schema di Dlgs del Governo, contestano la "tenuta finanziaria" del provvedimento che rivoluziona la disciplina del trattamento fiscale dei contributi di assistenza sanitaria. Il tutto, mentre il relatore in commissione Finanze della Camera, Ferdinando Targetti (Ds), non esita a sottolineare problemi di fondo e difficoltà di applicazione che la riforma non sembra capace di risolvere.
Risultato dellincrocio legislativo della riforma ter del Ssn (Dlgs 229/99) e della legge sul federalismo fiscale (133/99), la disciplina dei Fondi sanitari ha subìto ieri un parziale altolà parlamentare. Con la richiesta di ulteriori pezze dappoggio a sostegno della relazione tecnica che invece stima effetti finanziari positivi (400 milioni per il 2001-2003). Ma anche con alcune obiezioni non semplicemente "di metodo" che Targetti già critico sulla materia come relatore della legge sul federalismo fiscale non ha esitato a sottolineare.
Sono più duno i capitoli nel mirino dei Servizi del Bilancio delle Camere. Ad esempio, la stima della perdita di gettito determinata dalle nuove agevolazioni per i Fondi Doc non si spinge oltre il 2003: ma cosa accadrà dopo quellanno? Di qui la richiesta al Governo di unintegrazione almeno fino al 2008. Sottolineando peraltro che «appare eccessivamente semplificativa lipotesi di unaliquota marginale Irpef del 41% dei sottoscrittori dei nuovi Fondi»: più realistiche sono considerate ipotesi di unaliquota marginale media meno alta. Altro "buco nero" è rappresentato dal fatto che non si spiega «sufficientemente» leffetto derivante dallallargamento ai lavoratori autonomi della platea dei beneficiari.
Ma i conti appaiono altrettanto in bilico anche sul versante delle valutazioni di recupero di gettito Irpef. È il caso del "premio fiscale" decrescente per i nuovi Fondi: la stima di recupero Irpef sarebbe costruita sulla base di un numero di iscritti (600mila) «sovrastimato». Altro rischio riguarda «la possibile emersione di effetti sul gettito Irpeg e Irpef (reddito dimpresa) in relazione alleventuale deducibilità, da parte dei datori di lavoro, dei costi associati al versamento dei contributi»: ciò accadrebbe nellipotesi in cui, nel passaggio dai vecchi ai nuovi Fondi, si verificasse un aumento della quota a carico dei datori di lavoro. E un ulteriore chiarimento è richiesto a proposito della tenuta finanziaria in termini di cassa, in considerazione delle diverse modalità di versamento «che potrebbero determinare effetti netti non compensativi»: da una parte, le deduzioni dal reddito di lavoro dipendente (Tuir, articolo 48, comma 2) incidono sulle ritenute versate ogni mese dai sostituti dimposta; dallaltro, le deduzioni dal reddito complessivo (Tuir, articolo 10) pesano sulle imposte versate in autotassazione.
Valutazioni finanziarie a parte, il relatore alla Camera non ha mancato di sollevare le sue perplessità. A cominciare dal meccanismo della gestione separata (doc e non doc): «Perché non prevedere la possibilità di costituire un unico Fondo che offra prestazioni doc e non doc», propone Targetti. Ma è la filosofia in sè del provvedimento a essere messa in discussione da Targetti: «La scommessa è che in 7-8 anni il Ssn migliori tanto da non presentare più le attuali carenze nei tempi daccesso alle prestazioni e nella qualità del servizio». Una scommessa, insomma, che consenta di superare lattuale equivoco di fondo: quello di considerare integrative, «ma che di fatto sono sostitutive», quelle prestazioni che il Ssn non è in grado di offrire nei tempi e nei modi dovuti. E la partita, è evidente, si complicherebbe ancora di più: sarebbe la stessa direzione di marcia della riforma ter, a essere messa sotto accusa.