da "il Sole 24 Ore Sanità", 8 - 14 luglio 2003

Dipendenti del Ssn all’attacco senza riserve - Convenzionati per ora sull’Aventino

Sindacati pronti alle barricate

Bocciate le ipotesi di aumenti e la «flessibilità» di orari ed esclusiva


 

Bocciatura secca dei medici dipendenti e dei sindacati che rappresentano il personale del Ssn alle direttive sul rinnovo dei contratti.

E massima cautela da parte dei convenzionati che non disdegnano le idee scritte nell’atto di indirizzo alla Sisac, ma chiedono chiarezza su alcune indicazioni “a doppio taglio” e che potrebbero aprire un contenzioso pesante anche per la medicina del territorio.

Si prepara un autunno incandescente per la Sanità e ammesso che contratti e convenzioni ce la facciano ad aprire i battenti dopo l’estate, la strada per giungere alla firma dei rinnovi degli accordi ormai tutti scaduti da anni è tutta in salita.

I confederali escludono si possa avere un inizio di trattativa con questi presupposti. Gli ospedalieri - “uniti” dopo anni contro le proposte del comitato di settore - si dichiarano “inorriditi” delle ipotesi in campo. I convenzionati ritengono corretto agganciare la medicina del territorio ai Lea, ma danno l’altolà alle Regioni su qualunque fuga in avanti verso scelte non concordate.

E se in questa pagina si riportano le critiche e i “consigli” dei sindacati maggiormente rappresentativi delle varie categorie, le altre organizzazioni che siederanno al tavolo dei rinnovi non sono davvero più accondiscendenti. È il caso della Cisl medici, il cui segretario generale, Giuseppe Garraffo, confermando le critiche “tecniche” alla direttiva dei suoi colleghi, ha dichiarato che «se la direttiva dell’Aran sarà questa il rinnovo dei contratti parte in salita, e non sarà né semplice, né indolore. Credo che i medici, nonostante gli scioperi già effettuati, saranno chiamati a una forte mobilitazione unitaria e ad azioni di lotta ancora più dure».

«I prossimi accordi - sottolinea Ernesto Mola, presidente della Cumi Aiss, sindacato rappresentativo soprattutto nel settore convenzionato - dovranno risolvere definitivamente una serie di incongruità che i settori a convenzione si trascinano da anni. Primo fra tutti quello della sottoccupazione. Non devono più esistere figure professionali sottoccupate e quindi demotivate, all’interno della medicina generale. Occorre creare una specifica professionalità fortemente preparata e motivata che abbia da subito, al momento dell’accesso, un piede retributivo, in cambio del quale prestare alcune ore per le attività distrettuali, e la possibilità di svolgere funzioni di assistenza primaria. È necessario quindi un ruolo unico, la pari dignità dei medici che operano nel territorio, pur con diverse funzioni e responsabilità».

 

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