da "il Sole 24 Ore, 2 maggio 2002


Primi conti sui contratti: per gli aumenti 1,6 mld di euro a disposizione


Quasi 1,6 miliardi di euro per un incremento della massa salariale del 5,5%. È questa, a legislazione invariata, la somma a disposizione per il rinnovo dei tre contratti degli oltre 650mila dipendenti del servizio sanitario nazionale (medici, comparto, dirigenza non medica) per il biennio 2002-2003. Sono le prime stime dell'Aran che così, di fatto, ha compiuto l'atto preliminare in vista della riapertura della stagione contrattuale.

Un preliminare del tutto formale, s'intende. Tanti e tali sono ancora i nodi politici da sciogliere per l'avvio in grande stile di una vertenza che si annuncia quanto mai aspra e delicata. A cominciare dal capitolo dell'esclusiva dei medici, sulla quale il Governo continua a sfogliare la margherita: se fare marcia indietro rispetto alla riforma ter del Ssn o se rinnovarla, ma sotto mentite spoglie. Per proseguire con la complicata, e potenzialmente onerosissima, questione dei dipendenti del comparto con quel sempre più nutrito gruppo assestato al livello D.

A bocce ferme, intanto, l'Aran ha completato una ricognizione dei costi già valutabili. Gli aumenti, riferiti al primo biennio, sono per la grandissima parte legati alla dinamica inflattiva. Compresa la partita apertissima del recupero delle "code" dell'inflazione del vecchio contratto: uno 0,92% che per i sindacati dei medici dovrebbe scattare da gennaio 2001, secondo il Comitato di settore invece soltanto dallo scorso mese di settembre, col risultato di abbassare il valore allo 0,52 per cento. E non a caso il confronto tra le parti è da tempo irrisolto.

A conti fatti, l'1,6 miliardi di euro a disposizione pesano per 1 miliardo sul comparto (531mila dipendenti secondo dati 1999), per 513 milioni di euro sui medici (105mila dipendenti) e per 70 milioni sulla dirigenza non medica (19.372 dipendenti).

La media pro-capite lorda per il biennio vede naturalmente rovesciata la classifica: in testa agli aumenti retributivi sono i medici con una media pro-capite di 4.882 euro in più l'anno (375,5 euro al mese lordi per tredici mensilità), seguiti dai dirigenti non medici con 3.624 euro lordi in più l'anno (278 al mese), quindi dal personale del comparto sanitario con una media di 1.914 euro lordi in più l'anno (147 lordi al mese).

Sulla base di questo scenario finanziario di fondo potranno riaprirsi le tre tornate contrattuali. Senza considerare, ovviamente, quelli che potranno essere gli effetti dei rinnovi veri e propri e dell'atteggiamento che potranno assumere le singole Regioni, anche rispetto a riforme legislative dello stato giuridico dei medici del Ssn che dovessero fare carta straccia, o quasi, dell'esclusività.

Interrogativi politici cui si aggiungono intanto altre perplessità regionali già arrivate al pettine. È il caso dell'applicazione dell'accordo Governo-sindacati del 4 febbraio sul pubblico impiego. Secondo i conti dell'Aran il carico da considerare per pareggiare le differenze dell'inflazione non supera i 290 milioni di euro nel biennio 2002-2003. Ma le Regioni hanno da tempo fatto i loro conti in base ai quali per tutto il contratto ci vorranno almeno 2 miliardi di euro in più: cifre ben distanti che rischiano di far sussultare ancora i bilanci locali sempre in deficit.


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