da "il Sole 24 Ore", Lunedì 6 Settembre 1999
Sempre più farmaci ma lo Stato paga meno.
Cresce praticamente ovunque la spesa, ma calano, in buona parte dei Paesi Ocse, le risorse pubbliche a disposizione. Sono le due facce di una stessa medaglia: quella della spesa farmaceutica. Una tendenza questa che si avverte soprattutto nei Paesi nati e cresciuti nel segno del Welfare.
A spingere verso questa direzione la spesa farmaceutica hanno contribuito due fattori: da una parte, la continua crescita della «domanda di salute», sospinta anche dallallungamento dellaspettativa di vita; dallaltra, i cordoni della spesa sanitaria che si stringono sempre di più o comunque si allentano sempre meno rispetto al passato in buona parte dei Paesi Ocse, soprattutto in quelli impegnati nella difficile riforma dello Stato sociale.
Lesempio più emblematico è proprio quello dellItalia: nel nostro Paese secondo lOcse a fronte di una spesa complessiva per farmaci sul prodotto interno lordo rimasta uguale (1,5% del Pil tra il 90 e il 97) si è registrato un taglio netto delle risorse pubbliche: se nel 90 la spesa pubblica era al 66,3% di quella totale per i farmaci, lanno scorso sarebbe crollatta secondo lOcse al 40,6% (anche se i dati ufficiali italiani parlano in realtà di un rapporto quasi del 50% tra la spesa pubblica e la privata). Cresce, comunque, costantemente la spesa complessiva: la fetta di risorse che i cittadini Ocse destinano allacquisto dei medicinali è, infatti, in continuo aumento ovunque. Con punte massime come quelle dellUngheria che dal 90 al 97 è passata da una spesa dello 0,3% sul Pil nel 90 all1,9% del 96. E le previsioni del mercato per i prossimi anni fanno sperare in un futuro ancora più roseo per le industrie farmaceutiche.
Infine, le risorse pubbliche per lacquisto dei medicinali restano sempre piuttosto limitate nei Paesi dove i cittadini comprano la salute in prevalenza dalle assicurazioni private: è il caso del Canada (il 31,1% della spesa totale) e degli Usa (il 14,7%).