da "il Sole 24 Ore - Sanità", 8 - 14 gennaio 2002
Cimo: «Un aumento costante»
Stefano Biasioli (CIMO-ASMD)
La prima sottolineatura che va fatta è che sui dati «ufficiosi» Aran non c’è ancora accordo da parte delle organizzazioni sindacali interessate.
Ma, detto questo, è necessario mettere bene in chiaro che il sindacalismo autonomo copre oltre il 71% delle deleghe (71,89% contro il 76,36% della fine del 1996) e se il sindacalismo autonomo è in calo non si possono ascrivere responsabilità a tutte le sigle. A esempio, tutte le organizzazioni autonome nel complesso calano del 4,47%: la sola Anaao del 5,32 per cento.
A fronte di questa situazione la Cimo-Asmd consolida la seconda posizione (16,14% del totale, con un aumento dell’1,44%) e crescono nell’ordine: Federazione medici (+1,88% con 16 sigle), Cgil medici (+ 1,44%) e Cisl medici (+1,10%). E ciò significa che una “ipotetica intesa” tra Anpo, Cimo-Asmd, Cisl avrebbe una rappresentatività pari al 28,15%, mentre allargando l’ipotesi anche alla Uil si raggiungerebbe una percentuale di rappresentatività del 41,1 per cento.
Per quanto riguarda in particolare i sindacati confederali, la “triplice” non esiste più, vista la convergenza sul centro-destra che appare sia per la Cisl medici sia per Federazione medici-Uil, al cui interno (16 sigle) grosse componenti chiedono di non restare all’opposizione.
Per quanto riguarda la Cimo-Asmd, il sindacato rafforza la seconda posizione già al 31 dicembre 2000 (data della rilevazione) e dopo aver perso tra il 1996 e il 1998 circa 335 iscritti l’anno, ne ha riguadagnati dal 1998 al 2000 695 l’anno.
E questo nonostante l’Aran non abbia conteggiato i 200 iscritti al sindacato di Trento e nonostante il mancato conteggio dei medici Cimo-Asmd negli ospedali religiosi (Aris e non Aris) e dei medici Cimo-Confedir.
E nei fatti, al 31 dicembre 2001, la Cimo-Asmd è ulteriormente cresciuta rispetto alla fine del 2000.