da "il Sole 24 Ore", Mertedì 16 Ottobre 2001
Reversibilità: i medici calcolano l'effetto economico del cambio di opzione
La battaglia al tavolo permanente di consultazione che il ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, ha istituito (il cosiddetto "parlamentino dei medici"), si giocherà in gran parte anche sulla reversibilità dell'opzione per l'esclusiva del rapporto di lavoro dei medici dipendenti. E anche sull'eventuale rinvio della "fine" del tempo definito.
Ed ecco che spuntano i calcoli sugli effetti che una misura del genere porterebbe sulle casse del Ssn e delle aziende sanitarie.
"Tornare indietro sull'opzione per l'esclusività porta non solo a una situazione giuridicamente ambigua per i medici, ma anche a minori entrate per il Ssn, legate alla necessità di cancellare le penalizzazioni attuali sulle retribuzioni di chi sceglie l'extramoenia, che non avrebbero ragione di esistere con la possibilità del cambio di regime" sostiene Roberto Polillo, responsabile nazionale della Cgil Medici.
Ma ai calcoli di Polillo fa eco la Cimo-Asmd, con un documento inviato direttamente al Governo, in cui si chiede che l'esclusività sia reversibile anche per risparmaire l'indennità di quei medici che si sgancerebbero dall'opzione alleggerendo i conti delle aziende sanitarie. Anzi, proprio in funzione di questa eventualità, secondo la Cimo un risparmio ancora maggiore arriverebbe riconfermando il rapporto di lavoro a tempo definito, destinato altrimenti a finire dal 1° dicembre prossimo con costi aggiuntivi per il Ssn.
Le motivazioni "economiche" della Cgil Medici... Il fondo per l'esclusività, pari a 762,55 milioni di euro (1.476,5 mld di lire), al netto degli oneri riflessi, per il 2000 e il 2001 è finanziato in parte dalle risorse derivanti dall'applicazione delle penalizzazioni previste dalla Finanziaria 1999 (art. 72). Gli importi che ne derivano (calcolati al 90%) sono stati contabilizzati per ciascuno dei due anni in 158,35 milioni di euro con un'ulteriore disponibilità di 50,61 milioni di euro per anno derivanti dalla ripartizione del 1999. Tali somme rappresentano dunque il 27% del totale (208,65 mln di euro su 762,55); una loro restituzione al personale in extramoenia comporterebbe la necessità di un ulteriore ed equivalente finanziamento dello Stato.
... e quelle della Cimo-Asmd. Con la reversibilità del rapporto esclusivo e senza le penalizzazioni economico-normative per chi lavora in extramoenia, circa il 25% del personale dirigente passerebbe a rapporto non esclusivo (gli attuali 11mila più altri 16.500 sanitari per un totale di 27.500 unità di personale). I risparmi in termini di minori costi (per la mancata corresponsione di 12.394,97 euro lordi medi annui per 16.500 addetti è uguale a 204,52 milioni di euro più il 30% degli oneri riflessi - 61,46 milioni di euro -) sono pari a 265,98 milioni di euro. I costi per riequilibrare la retribuzione di tutti i 27.500 medici a rapporto non esclusivo sono valutabili in circa 170,43 milioni di euro. L'operazione sarebbe quindi in attivo per 95,54 milioni di euro l'anno.
Ma secondo la Cimo un ulteriore risparmio si avrebbe mantenendo il tempo definito, destinato a essere interrotto il 1° dicembre prossimo. Attualmente, secondo il sindacato, esistono circa 7.500 medici con rapporto a tempo definito. Se, come ipotizza la Cimo, almeno 4.500 di essi passeranno al rapporto esclusivo, il costo dell'operazione sarà di circa 33.569,70 euro all'anno lordi in più, cioè 150,81 milioni di euro a cui si aggiunge il 30% di oneri riflessi (45,45 milioni di euro) per complessivi 196,25 milioni di euro. Per i 3mila che sceglieranno il rapporto di lavoro non esclusivo ci vorranno circa 20.658,28 euro l'anno lordi in più e cioè 61,97 milioni di euro più il 30% di oneri riflessi (18.592,45 euro): in tutto 80,57 milioni di euro. Il costo totale medio dell'operazione sarà quindi di 276,82 milioni di euro.