da "il Sole 24 Ore", Lunedí 8 Ottobre 2001
I manager delle aziende sanitarie fanno i conti con le voci
di spesa extracontrattuali: un surplus di esborsi pari, in media a 4-5 milioni di euro
l'anno
La Asl «scopre» i costi invisibili
Un pugno di medici ha le ore professionali contate: a dicembre scatta per loro l'applicazione del contratto firmato lo scorso anno che, in base alla riforma ter del Ssn (Dlgs 229/1999), prevede un netto cambio di rotta nel rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria da cui dipendono. Dovranno abbandonare il rapporto a tempo definito (invece delle 40 ore settimanali dei colleghi a tempo pieno ne lavorano solo 30, per dare spazio ad altre attività private) e rientrare così nei ranghi degli «esclusivisti», quelli che hanno giurato fedeltà full time al Ssn.
E il contratto (già scaduto) ha indicato le norme transitorie per il superamento del tempo definito stabilendo tre date: 1) il 7 luglio 2000 è scaduto il termine per chi ha optato per l'esclusività entro il momento fissato dalla riforma del 14 marzo 2000; 2) dal momento dell'opzione, se questa è effettuata in data successiva al 14 marzo; 3) improrogabilmente dal 1° dicembre 2001 per chi non ha optato.
Con l'assimilazione dell'ultimo manipolo di circa 2mila camici bianchi a tempo definito tra le fila dei medici in esclusiva, si compie il disegno della riforma ter: nelle strutture pubbliche potrà lavorare solo chi rinuncia a svolgere attività "esterna" alle aziende sanitarie. Il contratto stabilisce anche il trattamento economico che si applicherà al passaggio tempo definito/tempo pieno per i ritardatari: ai medici in transito spetteranno tutte le voci stipendiali dei colleghi in esclusiva, tranne l'indennità specifica che va solo a chi ha scelto in tempo la fedeltà al Ssn (circa 775 euro, 1,5 milioni di lire al mese).
Ma di giorni per "optare" (sia pure in ritardo) prima del 1° dicembre ancora ce ne sono. I maggiori costi per le aziende legati all'operazione saranno coperti con un meccanismo "virtuale" che prevede un congelamento delle assunzioni di posti vacanti. Così, se in un'azienda dieci medici a tempo definito sono passati al tempo pieno, si congelano due posti e mezzo a tempo pieno pari alle ore in più di servizio ottenute.
Un meccanismo già nel mirino di alcuni sindacati. Che propongono di lasciare tutto così com'è, facendo risparmiare alle aziende circa 206 milioni di euro. Sempre in tema di contratti, al tavolo dei medici (e anche dei dirigenti sanitari non medici) c'è da trattare l'accordo integrativo. Che deve sciogliere i nodi sulle cosiddette "code contrattuali" e attuare, entro dicembre, il "trasformatore", cioè l'adeguamento delle regole alle prescrizioni delle leggi approvate dopo la firma del contratto. Si discute sulle ferie non godute dai camici che provengono da un'altra amministrazione: vanno concesse oppure pagate dall'azienda che riceve? Si dibatte sui paletti al lavoro notturno: eliminare o no l'obbligo dei turni dopo i 55 anni? Si valuta la questione formazione: l'accordo prevede risorse stanziate dall'azienda, ma alcune sigle premono per aggiungere fondi freschi.
Soprattutto, si attende questa settimana per procedere in modo più spedito con il via libera del Comitato di settore ai fondi per il recupero della differenza tra inflazione programmata e reale. Che porterebbe in tasca a ogni camice circa 516,5 euro in più.
Pacifiche altre novità. A partire dal codice di comportamento contro le molestie sessuali, che i sindacati vorrebbero anche per il mobbing: un vero decalogo per prevenire e affrontare eventuali abusi consumati tra le pareti dell'azienda. Tutelati i neo-papà, che potranno godere di un congedo, esattamente come le mamme. In pista un'indennità di rischio da radiazioni tutta nuova. La mobilità interna si rifà il look. E il medico che versi «in particolari condizioni psicofisiche» (tossicodipendenza, alcolismo o handicap) potrà contare su misure di sostegno per la riabilitazione e il recupero. Per il sanitario che si dimette, le nuove disposizioni sulla «ricostituzione del rapporto di lavoro» prevedono la possibilità di tornare all'ovile entro due anni. Sempre che l'azienda accetti il figliol prodigo.