da "il Sole 24 Ore", Venerdì 23 Marzo 2001


Parte il tavolo di monitoraggio sulla spesa 2001: rinviata a giugno la decisione su chi dovrà ripianare i disavanzi aggiuntivi
Deficit sanitari, tregua Stato-Regioni
Ma pesa l’incognita dei rinnovi contrattuali e dei rapporti con l’Università - I sindacati annunciano altri due scioperi


ROMA - Parte ufficialmente il tavolo di monitoraggio Governo-Regioni sull’andamento della spesa sanitaria nel 2001. E scatta anche il tentativo di definire i livelli essenziali di assistenza sul territorio. I risultati del check sui bilanci di Asl e ospedali dovranno arrivare prestissimo, dopo-elezioni permettendo: entro giugno. È con questa soluzione di compromesso, che rinvia a un secondo momento la decisione su "quanto e come" integrare le disponibilità finanziarie (131mila miliardi) assegnate nel 2001 al Servizio sanitario nazionale, che Governo e Regioni hanno sottoscritto ieri un accordo che integra il patto di stabilità sulla spesa sanitaria del 3 agosto 2000, ribadito anche dalla Finanziaria per il 2001.

Un passo in avanti, dunque, nei rapporti tra Governo e Regioni dopo uno stallo che si trascinava da mesi. Ma la coperta della spesa sanitaria, da qualunque parte la si tiri, resta sempre o troppo stretta o troppo corta. Due altre grane incombono infatti sul Ssn: il contratto dei 550mila dipendenti non laureati e il rapporto con le Università. Due questioni che rischiano di diventare esplosive: i confederali hanno confermato lo sciopero generale per venerdì prossimo 30 marzo, cui anzi hanno aggiunto ieri la proclamazione di altre due giornate di astensione dal lavoro in tutta Italia; sul rapporto Ssn-Università, invece, s’è registrata nel corso della Stato-Regioni una spaccatura all’interno del Governo, con Sanità e Murst l’un contro l’altro armati. Risultato: il tutto è stato rinviato a un incontro con Giuliano Amato che dovrà svolgersi entro il 19 aprile, ultima seduta della Stato-Regioni prima delle elezioni politiche del 13 maggio.

L’accordo di ieri è stato il risultato di altre due giornate sul filo del rasoio, su cui certamente hanno pesato anche le contrapposizioni pre-elettorali. All’originaria richiesta delle Regioni (via libera al tavolo di monitoraggio ma contestuale impegno del Governo di integrare le risorse per il 2001 col Ddl di assestamento del bilancio), il Tesoro ha replicato con una secca controproposta: sì al tavolo di monitoraggio e anche all’aumento delle dotazioni per il 2001 dopo la verifica sulla spesa, ma impegno delle Regioni ad anticipare di un anno l’obbligo di imporre nuove tasse per colmare le maggiori uscite imputabili a scelte locali. Di più, ha aggiunto il Tesoro forse anche in risposta a una richiesta di lasciare alle Regioni la possibilità di accendere mutui anche nel 2001: i livelli essenziali di assistenza dovranno essere «compatibili con le risorse finanziarie assegnate», e non, come afferma la riforma ter del Ssn, essere coerenti e contestuali con le risorse.

Vista la necessità di mettere un punto fermo sull’intera vicenda, sia Governo che Regioni hanno così dovuto abbandonare qualche "pretesa". Di qui il via libera al monitoraggio della spesa, che dovrà verificare in particolare l’evoluzione di farmaceutica, specialistica, diagnostica, contratti e convenzioni. E anche il disco verde al tentativo di mettere nero su bianco i livelli essenziali di assistenza, cardine indispensabile anche per l’avvio dei fondi sanitari integrativi. Dopo giugno spetterà poi alla Stato-Regioni, esiti del monitoraggio alla mano, decidere come intervenire concretamente su eventuali tagli e sulle maggiori risorse da assegnare alle Regioni.

«Le verifiche sono sempre più urgenti — ha affermato Enzo Ghigo, presidente della Conferenza dei presidenti regionali —. È ormai insostenibile l’attuale situazione di incertezza finanziaria dei bilanci regionali, provocata soprattutto da provvedimenti presi dal Governo con la Finanziaria 2001». «La soluzione adottata è ragionevole — ha aggiunto l’assessore dell’Emilia Romagna, Giovanni Bissoni —. Il monitoraggio, tra l’altro, permetterà di valutare l’esatto andamento della spesa e di individuarne le cause, uscendo dalla conflittualità di queste ultime settimane». Una conflittualità che invece non accenna a diminuire sul fronte del rinnovo del contratto dei 550mila dipendenti del Ssn: Secondo le ultime stime mancano all’appello almeno 1.200 miliardi.


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