da "il Sole 24 Ore", Mercoledì, 21 Febbraio 2001


Cassazione: il paziente ha diritto a ottenere il rimborso dal Ssn
Il caso urgente giustifica il ricorso a cure private


ROMA - Se c’è l’urgenza dell’intervento non ci vuole il permesso pubblico. La lista di attesa delle aziende sanitarie, infatti, non è vincolante al punto tale da far rischiare all’assistito un aggravamento della malattia o una non adeguata guarigione. Di fronte a uno di questi rischi, il paziente ha il diritto di farsi curare in una struttura privata e chiedere il rimborso delle spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla Regione.

A rimarcare, ancora una volta, il diritto dei cittadini a un’assistenza sanitaria tempestiva è la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza 2444 depositata ieri. I giudici di legittimità hanno preso in considerazione il caso di un paziente, dimesso da un centro cardiologico convenzionato con una Usl milanese — nel quale era stato ricoverato in seguito a infarto — per l’impossibilità di effettuare in tempi brevi l’intervento al cuore di cui aveva bisogno. In assenza di un’altra clinica autorizzata dal servizio pubblico, si era rivolto a una casa di cura privata dove aveva avuto l’adeguata assistenza, al prezzo di oltre 70 milioni. Cinquanta dei quali, secondo i giudici dei primi due gradi di giudizio, dovevano essere a carico della Usl. Una decisione sposata appieno dalla Cassazione che ha rigettato il ricorso del Direttore generale dell’Azienda ospedaliera milanese. Secondo la Corte, l’autorizzazione preventiva della struttura pubblica è derogabile tutte le volte che il cittadino si trovi in una situazione di grave crisi di salute, con imminente pericolo per la sua vita. Il diritto a stare bene è una priorità stabilita dalla stessa Carta costituzionale, di fronte alla quale passano in secondo piano anche altri interessi, pure costituzionalmente protetti, come «l’esistenza delle risorse del Ssn con le conseguenti legittime limitazioni attraverso leggi, regolamenti e atti amministrativi generali».

Immediata la replica di Enzo Ghigo, presidente della Conferenza delle Regioni. «Va interpretata con preoccupazione la possibilità — ha dichiarato — che eventuali disservizi e ritardi ricadano automaticamente sulle casse regionali.


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