da "il Sole 24 Ore", Mercoledì 17 Gennaio 2001


E Confindustria boccia l’intramoenia


ROMA - L’attività libero professionale intramoenia dei medici pubblici? Una scorciatoia che esalta le iniquità e che costringe i cittadini a pagare due volte. Creando altre «distorsioni» nella gestione del Ssn. Così il professor Carlo Castellano, responsabile del Progetto Sanità di Confindustria, commenta i risultati dell’inchiesta de «Il Sole-24 Ore del Lunedì» sui tempi d’attesa per ottenere le prestazioni sanitarie. Confindustria rinnova inoltre una richiesta al Governo: l’istituzione di un Osservatorio sulla reale situazione della qualità delle prestazioni e dei servizi offerti dal Ssn.

Professor Castellano, l’inchiesta de «Il Sole-24 Ore del Lunedì» ha sciolto i dubbi: nel Ssn solo chi paga non fa liste d’attesa...
«Confindustria lo aveva sostenuto fin dal varo della riforma ter: l’intramoenia non rappresenta in alcun modo la soluzione più efficace al problema del miglioramento della qualità del servizio. È solo una scorciatoia che esalta le iniquità che derivano dalla discriminazione dei cittadini all’interno dello stesso sistema pubblico. Cittadini che, tra l’altro, sono costretti a pagare due volte. È un elemento di distorsione, non di chiarezza e di efficacia nella gestione del servizio».

Che fare, allora?
«L’inchiesta ha avuto il merito di aprire un dibattito cruciale, che va al di là del problema delle liste d’attesa. È evidente che l’intramoenia non ha portato miglioramenti alla qualità del Ssn. Per questo riproponiamo oggi con forza un’operazione di trasparenza. A cominciare dall’istituzione di un Osservatorio sulla qualità delle prestazioni e dei servizi del Ssn».

Con quali obiettivi?
«Per capire cosa viene fatto e come viene fatto. E per poter stabilire cosa non può essere fatto dal Ssn. Un passo decisivo, tra l’altro, per definire il ruolo dei Fondi sanitari integrativi. Perché solo una volta che avremo definito ciò che il pubblico può fare, potremmo costruire il secondo pilastro della Sanità. È chiaro ormai a tutti che davanti all’aumento della domanda di salute, il Ssn da solo non ce la può fare. E i Fondi, come le polizze assicurative individuali, rappresentano le strade per poter disporre di una necessaria pluralità di finanziamenti».

Nel 2001 il Ssn avrà una bella dote.
«Aver dato qualcosa in più in Finanziaria e aver tolto i ticket non ha risolto i problemi. Li ha solo rinviati. Il peccato originale è di aver voluto riportare tutto all’interno del Ssn. Con regole rigide, centralistiche, burocratiche. Che non vanno certo nella direzione del federalismo e del ruolo che reciteranno le Regioni. E si deve cambiare anche nei rapporti col mondo medico occorre rivedere».

In quale direzione?
«Occorrono forme di rapporto di lavoro di tipo professionale. Si deve tener conto delle professionalità esistenti, utilizzando gli strumenti che offre il mondo privatistico, e non solo per quanto riguarda i direttori generali. Oggi esistono troppi vincoli, e tutto si ingessa. Impedendo agli ospedali di competere sulla qualità e sui costi».

L’accusa, insomma, è che nel Ssn c’è troppo "pubblico".
«Non è certo aumentando la "pubblicizzazione" del sistema che si raggiungono validi risultati in termini di efficienza e di qualità. Ci vuole una concorrenza seria, e controllata, tra tutte le strutture, pubbliche e private. In questo modo le scelte dei cittadini potranno premiare solo quelle migliori in termini di capacità di risposta ai loro bisogni. Ma perché ciò avvenga, sono necessari anche nuovi e forti investimenti in tecnologie per migliorare le strutture e i servizi offerti».

Facile a dirsi...
«Con un raccordo forte e stabile tra pubblico e privato, sono invece possibili sinergie e integrazioni. Penso all’outsourcing e al project financing anche per le nuove strutture ospedaliere».

Il ministro Veronesi ha proposto la creazione di Centri diagnostici pubblici diffusi sul territorio...
«Valutiamo con grande positività e interesse alcuni passi fatti dal ministro. Ma va detto che alcune decisioni, come per l’assegnazione delle risorse, non dipendono solo da lui, ma dal Governo nella sua interezza. Per questo dico che occorre fare di più. E Confindustria è pronta a riaprire un confronto».


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