da "il Sole 24 Ore", Mercoledì 17 Gennaio 2001


L’inchiesta sulla Sanità - Per gli assessori serve più intesa con i medici di base
Le Regioni in ordine sparso sui «tagli» alle liste d’attesa


ROMA - Appropriatezza: è la parola d’ordine degli assessori regionali alla Sanità per "dare un taglio" alle liste d’attesa. Sia nelle prescrizioni diagnostiche sia nella domanda da parte dei cittadini, entrambe in crescita «esponenziale». Ed entrambe fra le principali cause dell’allungamento delle liste d’attesa. Assessori che confermano la delicatezza del problema sollevato dall’inchiesta de «Il Sole-24 Ore del Lunedì» e che già hanno in serbo nuove soluzioni.

«Per valutare il problema — spiega Giovanni Bissoni, assessore dell’Emilia Romagna — non ci si può limitare alle aziende ospedaliere, che non sono rappresentative dell’offerta di prestazioni di una Usl. A Reggio Emilia, a esempio, chi voglia sottoporsi a una Tac nell’azienda ospedaliera dovrà attendere 140 giorni, ma se accetta di eseguire l’esame in un’altra struttura che eroga prestazioni per conto della Usl, potrà ottenerla in molto meno tempo. Ciò che serve realmente è razionalizzare offerta e domanda. Quanto alla prima, siamo a buon punto grazie al Cup, alla determinazione dei tempi massimi e alla stipula di accordi con i professionisti per l’acquisto di prestazioni libero-professionali a spese dell’azienda. Per la domanda, occorre puntare sempre più sull’appropriatezza delle prescrizioni, grazie a protocolli concordati con medici di base e specialisti per razionalizzare le richieste di esami».

«Nessuna meraviglia che l’intramoenia non abbia contribuito ad alleggerire le liste d’attesa», afferma Giovanni Filocamo, assessore in Calabria. «L’intramoenia è semplicemente una presa in giro per i cittadini: prima i medici la svolgevano nei loro studi, ora le strutture pubbliche si sono messe a vendere prestazioni a pagamento. Ma in Calabria il sistema non può funzionare: il reddito pro-capite è basso e la gran parte degli utenti non può pagare gli esami. L’unico modo per ridurre le liste — aggiunge — è di investire in tecnologia, allungare i turni di lavoro e assumere più personale. Puntiamo a realizzare un sistema decentrato, creando una rete di poliambulatori territoriali e a “pungolare” gli operatori con incentivi per chi lavora bene e con “punizioni” per chi non lo fa».

«La crescita della domanda di salute è esponenziale — sottolinea Piero Micossi, assessore in Liguria — sia per la forte offerta di tecnologie, sia per l’aumento dell’età. E legato a questi fenomeni c’è l’allungamento delle liste d’attesa». La Giunta ligure, aggiunge Micossi, ha già emanato a luglio un provvedimento per mantenere la media delle attese sotto i 30 giorni. «Ma la soluzione ideale — sostiene l’assessore ligure — consiste in più ore di disponibilità delle strutture, in una migliore organizzazione dei turni del personale anche legata a forme di incentivazione, in una la libera professione d’azienda organizzata in modo tale che la struttura acquisti dal professionista, a tariffa d’intramoenia, un pacchetto di prestazioni e lo renda disponibile agli assistiti come normale attività istituzionale. È poi fondamentale l’appropriatezza delle prestazioni, concordata coi medici di base».

«Da noi sta per decollare una delibera che prevede tempi di attesa massimi di 30 giorni per le prestazioni ordinarie e di 72 ore nelle urgenze. Mentre per le patologie più gravi, come i tumori, dalla diagnosi alla terapia non potrà passare più di una settimana», spiega Enrico Rossi, assessore in Toscana. Ma non basta: «Occorre un’azione forte per l’appropriatezza delle prescrizioni dei medici di base. A volte, infatti, c’è un abuso di richieste che allunga le liste d’attesa». Conclude Rossi: «In Toscana parliamo chiaro: liste separate per intramoenia e prestazioni istituzionali; libera professione finalizzata alla scelta del professionista e non come strumento per ottenere risposte in tempi brevi. E quanto ai volumi di attività, i direttori generali dovranno accordarsi con i professionisti per aumentare l’attività istituzionale e abbattere le differenze più forti fra liste d’attesa in regime ordinario e in intramoenia».


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