da "il Sole 24 Ore", Lunedì 15 Gennaio 2001


Inchiesta sulla sanità - Nelle 98 strutture-azienda italiane le prenotazioni in regime ordinario (con il ticket) sono fissate in tempi lunghi
Ospedali, chi paga la visita non fa code
In media occorrono 113 giorni per una Tac in Campania, anche 180 per un controllo cardiologico a Monza - L’intramoenia è molto rapida


Cinque o sei mesi: tanto ci vuole per una visita cardiologica all’ospedale San Gerardo dei Tintori di Monza. Ma se si decide di rivolgersi ai medici dello stesso reparto in regime di intramoenia, tutto si risolve nel giro di 24 ore. Pagando, ovviamente, di più. Se il ticket costa 32mila lire, in libera professione se ne spendono da un minimo di 100mila a un massimo di 140mila lire.

Monza non è un caso isolato, né in Lombardia né tanto meno in Italia. Infatti, le cose non vanno molto meglio se si decide di fare lo stesso esame all’ospedale San Carlo di Milano: bisogna aspettare cinque mesi. E un’attesa altrettanto lunga toccherebbe a chi dovesse ricorrere a un’ecografia addominale al Treviglio Caravaggio (Treviglio, provincia di Bergamo). Un mese in meno ci vuole per prenotare la stessa visita al Vittorio Emanuele III di Gela. Sempre in Sicilia, occorrono 109 giorni per un’ecografia addominale all’Umberto I di Siracusa. E sulle liste d’attesa della Tac (cerebrale) cade anche il mito dell’efficienza emiliana. All’ospedale di Parma bisogna aspettare quattro mesi. Che diventano 140 giorni a Reggio Emilia.

Il tutto si traduce, su scala nazionale, in un divario tra attesa per esami o visite in regime ordinario e attesa per gli stessi in intramoenia, dove si passa in media da 12 giorni per una visita ginecologica a 37 per l’ecografia addominale. Sempre in media, la Campania tocca il record negativo delle code con 113 giorni per la Tac e la Sardegna (che però ha un solo ospedale azienda) con 90 per la visita urologica.

Sono i risultati — riportati nelle tabelle di questa e delle seguenti pagine — dell’inchiesta sulle liste d’attesa messa a punto dal Sole-24 Ore del lunedì nei 98 ospedali azienda italiani. In qualità di privati cittadini (e non di giornalisti) sono stati richiesti i tempi di attesa e i costi di cinque tipologie di esami o visite, prenotando in regime ordinario e, in alternativa, in attività libero-professionale ("intramoenia" o "intramuraria"). Subendo tutti i disguidi, le inefficienze e talvolta persino le angherie cui sono sottoposti spesso gli utenti.

Nell’era di Internet, infatti, se da un lato si può acquistare a Milano un cannolo confezionato in una pasticceria di Palermo, ordinandolo dall’ufficio o comodamente da casa, dall’altro ci sono ancora troppi ospedali che non consentono nemmeno di prenotare per telefono. Costringendo così i cittadini ad andare di persona allo sportello, solo per fissare un appuntamento. Ma anche dove sono in funzione i centri di prenotazione non sempre sono efficienti. Se quello dell’ospedale San Carlo di Potenza è attivo dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì e fino alle 13 il sabato, il Cup dell’ospedale Garibaldi di Catania ha un orario all’insegna del "cogli l’attimo": un’ora al giorno, dalle 12 alle 13.

Tutto diventa più facile se si decide di fare a meno dell’assistenza sanitaria e si pronuncia la parola magica, capace di abbattere quasi ogni ostacolo: intramoenia. Al massimo in una ventina di giorni ci si può sottoporre all’esame più inaccessibile in regime ordinario, e anche per prenotare diventa tutto più facile, visto che non mancano primari che lasciano disposizioni al personale paramedico di comunicare il proprio telefono cellulare ai potenziali pazienti.

L’attività in intramoenia è diffusa in tutta Italia, ma soprattutto in Lombardia, dove la maggioranza degli ospedali l’ha attivata in quasi tutti i reparti. Le tre aziende ospedaliere del Friuli Venezia Giulia fanno addirittura l’en plein, mentre in Emilia Romagna l’unico reparto (su cinque aziende ospedaliere) che non effettua esami in intramoenia è quello di ginecologia dell’Ospedale di Bologna. L’attività intramuraria stenta, invece, a decollare in Sicilia e in Sardegna.

Quanto alle tariffe, possono variare da un minimo di 80mila lire al mezzo milione. Gli esami più costosi sono le Tac e le ecografie addominali, che sono i più cari pure in regime ordinario. Per le visite diagnostiche a immagini il ticket è di 70mila lire in tutt’Italia. Varia, invece, quello per le visite cardiologiche, urologiche e ginecologiche.

La Regione più "a buon mercato" è il Lazio dove questi esami costano 26.400 lire. Seguono Lombardia, Emilia Romagna, Umbria e Marche: qui si pagano 32mila lire. La Regione più cara è il Friuli Venezia Giulia, con un ticket di 41.200 lire, poco più di quanto si spende in Liguria, Calabria e Basilicata: 40mila lire. In tutte le altre Regioni il ticket è stabilito a quota 36mila.


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