da "il Sole 24 Ore", Venerdì 10 Novembre 2000


Venti di guerra tra medici e atenei


ROMA - Riprendono a soffiare i venti di guerra tra i medici del Servizio sanitario nazionale e le Università. A innescare una nuova reazione dei camici bianchi del Ssn è stata ieri una proposta del Murst che, in applicazione della riforma dei rapporti tra Ssn e Università, ridisegna competenze e ruoli per il funzionamento delle "aziende miste". Un cambiamento, quello proposto dal Murst, che ha fatto andare su tutte le furie medici e veterinari del Ssn: perché, a loro giudizio, farebbe pendere l’ago della bilancia dalla parte delle Facoltà di medicina. Ecco così che Anaao, Fesmed, Simet, Sivemp e Umsped hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione, lasciando aperta la porta a più dure azioni sindacali.

Programmazione regionale e aziendale, organizzazione delle aziende miste, criteri di nomina e di verifica dei direttori generali, costituzione e funzionamento dei dipartimenti: i medici hanno stroncato le proposte del Murst. Perché, affermano in una nota, «costituiscono un pesante tentativo di stravolgimento dei rapporti istituzionali e di cancellazione della prioritaria, se non esclusiva, responsabilità programmatoria delle Regioni, con conseguenze profondamente negative in termini di servizi sanitari offerti ai cittadini, il cui diritto alla tutela della salute potrebbe essere fortemente discriminato». Senza dire del «residuale e insignificante ruolo» assegnato ai medici del Ssn che lavorano nelle aziende miste.

Di qui la decisione di proclamare intanto lo stato di agitazione. E di «sensibilizzare» Regioni e forze politiche affinché impediscano al Murst, ma anche alla Sanità, di sottrarre le competenze alle Regioni per affidare programmazione e gestione alle Facoltà di medicina e chirurgia. Parole che suonano anche come un’esplicito atto d’accusa nei confronti del ministero della Sanità, colpevole, afferma Serafino Zucchelli (Anaao), di non aver impedito alcunché al Murst: «Evidentemente — sostiene Zucchelli — il ministro Veronesi è troppo impegnato a confortare gli universitari, ad allontanare da loro l’amaro calice dell’esclusività e a screditare con le sue dichiarazioni gli ospedali pubblici».

Duramente chiamato in causa, il ministero della Sanità viene insomma invitato a fare le sua parte. E così le Regioni. Regioni che proprio ieri hanno incassato dalla Conferenza Stato-Regioni il via libera all’assegnazione di un consistente gruzzolo di finanziamenti aggiuntivi: 6.860 mld che integrano i fondi del 2000. Le risorse, in applicazione dell’accordo di agosto sul patto di stabilità, portano complessivamente le assegnazioni del 2000 a 124.586 miliardi.


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