da "il Sole 24 Ore", Giovedì 14 Settembre 2000


Infermieri, Cassazione severa sulle responsabilità


ROMA - La Cassazione richiama infermieri e paramedici alle loro responsabilità: allo stesso livello dei medici, hanno spiegato i giudici, sono «portatori di una posizione di garanzia nei confronti dei pazienti loro affidati» e hanno il preciso dovere di eseguire prontamente tutte le disposizioni necessarie alla tutela della salute dei malati. Non possono scaricare le responsabilità trasferendo gli ordini ricevuti ad altri colleghi ma devono eseguirli in prima persona nel contesto del loro orario di servizio.

Sulla base di queste motivazioni, la Suprema Corte (nella sentenza 9638) ha confermato la condanna per omicidio colposo inflitta a tre infermieri del pronto soccorso del Policlinico di Bari che non avevano avvisato il medico internista — come aveva richiesto il chirurgo di guardia —- lasciando senza cure né assistenza un marinaio di leva portato di corsa all’ospedale per un colpo alla testa seguito a una caduta. Trasportato in ospedale alle cinque e quaranta, il giovane fu lasciato solo su una sedia a rotelle fino alle otto e un quarto, quando un poliziotto si accorse che non dava segni di vita. Invano fu operato d’urgenza: ormai un grosso ematoma aveva reso irreversibile lo stato di coma, mentre i quattro infermieri avvicendatisi non avevano avvisato l’internista e si erano limitati a passarsi la consegna.

La Cassazione ha confermato l’accusa di omicidio colposo, respingendo le obiezioni degli infermieri che avevano sottolineato la gravità del colpo ricevuto, tale da escludere — a loro giudizio — qualsiasi possibilità di intervento. La Cassazione, confermando la decisione della Corte di Appello di Bari, ha scagionato da ogni responsabilità il medico di guardia che ordinò di chiamare l’internista (stava assistendo un malato di coliche e dunque non era disponibile), ma è stata irremovibile con i paramedici. Fissando, tra l’altro, il principio della «posizione di protezione» che gli infermieri assumono nei confronti dei malati loro affidati, «anche per ambiti sanitari diversi dal pronto soccorso». Per i supremi giudici le posizioni di garanzia «sono inequivoche espressioni di solidarietà» che trovano il loro fondamento nell’articolo 2 della Costituzione, che impone il rispetto della persona umana.


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