da "il Sole 24 Ore", Domenica 18 Luglio 1999


Fra i medici c'è maretta ma i vertici FNom passano l'esame di fiducia.


ROMA — Quasi nove ore di serrato confronto. Poi la conta dei voti: con 62 contrari, 18 favorevoli e 8 astenuti, il Consiglio nazionale della Fnom (la Federazione nazionale degli Ordini dei medici) ha respinto ieri la mozione di sfiducia contro i vertici associativi. Il presidente nazionale, Aldo Pagni, e il comitato centrale che lo affianca in questa delicatissima fase politica, restano dunque ai loro posti.

"Parlamentino" importante, quello di ieri, per i camici bianchi. Ma non ancora decisivo. Giunto, tra l’altro, a ridosso della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» della riforma ter del Ssn (Dlgs 229/99): provvedimento che, tra l’altro, ha dato origine alla presa di posizione di qualcosa di più di un pugno di Ordini provinciali. Uno strascico di veleni e di contestazioni che, del resto, continua ad avvertirsi su più piani, non ultime, probabilmente, le vicende del "caso Di Bella" che hanno aperto nella categoria un ragionamento sulla professione non del tutto concluso.

Nata soprattutto dagli Ordini da tempo meno "allineati" di Milano e Genova, la mozione di sfiducia ha raccolto ieri dapprima 14 consensi, divenuti 15 sul bilancio consuntivo per il ’98, infine diventati 18 (Milano, Genova, Asti, Novara, Cuneo, Lecco, Trapani, Crotone, Matera, Cagliari, Sondrio, Oristano, Varese, Pesaro, Grosseto, Salerno, Parma e La Spezia) al momento del voto finale. La maggioranza, dunque, ha retto con ampi numeri alle spalle. Ma, è evidente, per i medici si tratta a questo punto di affrontare le prossime, delicatissime tappe.

Che riguardano aspetti non solo squisitamente ordinistici, quelli sì davvero di competenza della Fnom, ma anche scadenze ravvicinatissime con le quali la categoria dovrà necessariamente misurarsi: la riforma ter da applicare con tutte le sue ricadute sui medici (intra ed extramoenia, organizzazione del lavoro, formazione, ecc.) e poi quel contratto e le convenzioni da rinnovare, che apparentemente sono alle porte (l’ambizione sarebbe di chiudere le trattative entro settembre) ma che, nella realtà, richiedono ancora numerosi approfondimenti. Per non dire della riforma dell’Ordine: questione che pure,  inevitabilmente, è destinata a tenere banco in autunno.


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