da "il Sole 24 Ore", Lunedì 11 Settembre 2000


«Occorre il coraggio di dire cosa si può garantire a tutti»


Una operazione-verità sui livelli di assistenza, di prestazioni e di qualità del Ssn: la chiede la Confindustria, che lancia al ministro Veronesi la proposta di costituire un Osservatorio ad hoc. I conti non tornano e nubi più pesanti si avvicinano anzi col federalismo, afferma il professor Carlo Castellano, che Antonio D’Amato ha appena riconfermato responsabile del "progetto Sanità" di Confindustria.

Professor Castellano, la Sanità è sempre in mezzo al guado. E la riforma ter del Ssn, a oggi, è quasi lettera morta. Forse per Confindustria non è del tutto negativo questo ritardo...
È vero: gran parte degli interventi previsti dalla legge sono rimasti solo sulla carta. Ma, a un anno dalla riforma Bindi, è comunque possibile tracciare un bilancio con molte ombre e ben poche luci.

Quali ombre?
Era profondamente sbagliato pensare, come faceva la Bindi, di poter risolvere in modo centralistico tutti i problemi, finanziari e di equità. Era una visione sbagliata e ideologica, contraria agli interessi dei cittadini e del Paese. I nodi della Sanità sono quelli delle risorse. Ma la riforma, con la sua struttura bizantina e autoritaria, non teneva conto delle risorse necessarie. E ora non va avanti perché i nodi sono giunti al pettine: più semplicemente, non poteva andare avanti fin dal principio. È positivo, per il bene del Paese, che oggi siano chiari i problemi reali sul tappeto.

Ce li spieghi.
Dopo l’accordo Stato-Regioni di luglio sul patto di stabilità, con il federalismo fiscale, d’ora in avanti, la responsabilità finanziaria della Sanità dovrebbe essere affidata interamente alle Regioni. E ciò riporterà prepotentemente l’attenzione sul problema delle risorse. Almeno per due ragioni. Perché, come è stato stimato, il meccanismo del federalismo fiscale nel medio periodo presenterà grosse difficoltà di copertura della spesa sanitaria. E perché la piena responsabilizzazione finanziaria delle Regioni acuirà l’anomalia di un sistema di finanziamento fondato sull’imposizione delle imprese attraverso l’Irap. Ma aumentare l’Irap a carico delle imprese sarebbe folle, sarebbe andare in direzione opposta a quella seguita in Europa, dove si pensa invece di alleggerire la pressione fiscale.

Allora, cosa servirebbe?
Si deve ragionare a mente serena e sgombra da ideologie. E porsi interrogativi ormai ineludibili. Chi deve pagare la salute degli italiani, che da anni versano sempre più di tasca propria e hanno bisogni sanitari crescenti e sempre più sofisticati? Cosa offre oggi il Ssn e con quale qualità? Quali livelli di prestazioni e di assistenza lo Stato non è più in grado di garantire con adeguate condizioni di fruibilità? Per questo, ci vuole coraggio.

Coraggio da parte di chi?
Il Governo deve avere il coraggio politico di definire con nettezza i confini del servizio pubblico e di avviare un confronto su come far crescere il sistema-sanità. Lo Stato indichi le prestazioni che può offrire uniformemente con le risorse disponibili. E sottolineo: uniformemente. Perché sia chiaro: l’universalismo va mantenuto. Purché sia un universalismo sostenibile. Non ideologico, costruito su parole d’ordine. Dunque, vuote di contenuti.

Cosa chiede Confindustria?
Non abbiano bacchette magiche. Chiediamo un’operazione-verità per capire cosa sta realmente accadendo nel sistema e per fare una ricognizione dei fabbisogni e di come sono soddisfatti dal Ssn. Chiediamo un Osservatorio sulla qualità e sulla fruibilità delle prestazioni. Confindustria è pronta a collaborare. Con il ministero, con le Regioni, con i sindacati. Basta un anno. Ma tra dodici mesi avremmo tutti le idee chiare. E si potrà ragionare meglio. Non aprire altri libri dei sogni. E questo confronto, serio e senza pregiudizi, deve estendersi alla sperimentazione di nuovi modelli gestionali dei servizi, in grado di avviare una competizione seria tra le strutture.

L’altro tema aperto è la devolution. Cosa proponete?
È inevitabile: non solo perché è prevista dalla Costituzione, ma anche perché avvicina i cittadini a chi gestisce il sistema. Attenzione, però, a non creare tanti diversi sistemi sanitari quante sono le Regioni. E proprio per questo, ripeto, è necessario quell’atto di coraggio politico che dicevo prima: il Governo dica chiaramente cosa deve e cosa può dare a tutti.


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