da "il Sole 24 Ore", Lunedì 11 Settembre 2000
« Se fossi rimasta i decreti erano pronti»
Onorevole Bindi, da quando non è ministro ha certo seguito
almeno "da lontano" il cammino della sua riforma. Che ne pensa?
Diciamo che, quanto meno da parlamentare, ho seguito da vicino la riforma. E devo
dire che maggioranza e Parlamento hanno vigilato sul suo impianto, come sè visto
col decreto correttivo di luglio. La maggioranza è stata molto ferma, respingendo i
tentativi di modifica delle Regioni del Polo.
A cosa si riferisce?
Alle aziende ospedaliere, alle sperimentazioni, al tentativo dello stesso
ministro di trasformare tutti gli ospedali in Fondazioni. Ma la maggioranza ha
"tenuto". A dimostrazione che non è la "mia" riforma: è
dellUlivo, dei Governi di Prodi e di DAlema, delle Regioni, dei sindacati
confederali e della maggioranza dei sindacati medici.
Però non cè traccia di attuazione. Cosa elencherebbe per ordine di
importanza dei tasselli mancanti?
Almeno tre aspetti. Anzitutto lintegrazione socio-sanitaria.
Poi la mancata regolamentazione dei Fondi integrativi. Infine laccreditamento, che
il 229 regola per esaltare la competizione tra pubblico e privato in nome della qualità e
dellefficienza. Dovè il Tribunale dei diritti del malato e perché non chiede
lattuazione di questa materia, che significa certificare la qualità alla quale sta
lavorando? È evidente la latitanza della Sanità su aspetti cruciali per la tutela dei
cittadini.
Quale mancata tutela?
Senza misure sullintegrazione socio-sanitaria, lhandicappato di una
Regione rischia di avere meno servizi di quello che vive in unaltra Regione. Senza
regole sullaccreditamento, un cittadino può trovarsi in una struttura a rischio di
sicurezza e qualità. Un operatore privato può avere trattamenti differenziati.
Cè forse un ripensamento nel Governo?
Non credo. Tutto dipende da un nodo politico irrisolto: come interpretare il
federalismo, e in particolare il federalismo fiscale in Sanità. I criteri del federalismo
sono legati alla capacità di coniugare autonomia e responsabilità piena delle Regioni
con il ruolo di uno Stato centrale garante delluniformità del servizio su tutto il
territorio.
Il Governo ha imboccato una strada sbagliata?
Noto una tentazione al federalismo di abbandono. E non lattuazione di un
federalismo solidale e cooperativo.
Al Nord il Polo vuole i referendum sulla devolution...
È pura propaganda politica. Chi ha seguito quella strada, come il Canada, è
tornato indietro di gran carriera. È gravissimo accettare che si vada verso una sorta di
bipolarismo tra Regioni di centro-sinistra o di centro-destra. Per di più in presenza di
un bipolarismo ben più pericoloso: il divario Nord-Sud.
Dalla prossima Legislatura laddio al ministero, almeno politicamente, è
cosa fatta. Un altro errore?
Credo di sì. Nessun dipartimento ministeriale potrà sostituire
lautorevolezza del vertice politico. Ma, veda, il problema non è tanto la
soppressione del ministero. Lerrore di fondo è non capire che la responsabilità
del sistema sanitario, resta comunque del Governo nazionale. Affievolire autorevolezza e
responsabilità politica centrale, è un errore gravissimo. Un segnale lo abbiamo avuto, a
luglio, con lassenza del ministro al momento della sigla del patto di stabilità con
le Regioni: significa togliere alla Sanità un ruolo politico. Proprio nel momento di
dover trattare la "torta finanziaria".
Ma lei sarebbe riuscita ad attuare la riforma?
Se, senza il "caso Di Bella", la legge delega fosse stata approvata sei
mesi prima, i provvedimenti sarebbero già stati attuati. E se fossi rimasta al Governo
sarebbe stata questione di un mese: i provvedimenti erano pronti.
Un consiglio a Veronesi?
Non potrei. Mi pare che parliamo dei linguaggi talmente differenti... Ecco,
potrei consigliargli il lavoro che ho fatto. Ma il suo comportamento, nei fatti, mi sembra
davvero distante. Guardi alle nomine che ha fatto, in parte al ministero, negli Irccs,
nelle commissioni.
Onorevole Bindi, come si vive "senza" Sanità?
Sul piano personale la vita ci guadagna. Politicamente, continuo a considerare un
errore terribile aver tolto dal Governo i ministri delle riforme. E le ho spiegato
perché.