da "il Sole 24 Ore", Lunedì 19 Luglio 1999


Medici dirigenti più responsabili.


Prima del decreto legislativo 502 l’organizzazione ospedaliera era normata dalla cosiddetta "legge Mariotti" del 1968 e in particolare dai Dpr attuativi che individuavano precisamente tutte le responsabilità nel seno di una organizzazione gerarchico-piramidale fondata, all’interno dei servizi, sulla tripartizione gerarchica primario-aiuto-assistente. Sopra i responsabili dei singoli servizi (primari) era collocato il direttore sanitario, responsabile dell’intera struttura ospedaliera, che insieme al direttore amministrativo (per le parti di specifica competenza) rispondevano al consiglio di amministrazione e al presidente dell’ente ospedaliero.

Questa organizzazione non venne sostanzialmente toccata dalla legge 833/78 la quale in realtà si limitò a sostituire il consiglio di amministrazione con il comitato di gestione; la stessa legge introdusse però una novità consistente che riguardava i servizi sanitari territoriali gestiti prima dagli enti locali, demandando alle Regioni l’organizzazione concreta di questi servizi.

Solo con i decreti 502 e 517 del ’92-93 perde efficacia la vecchia normativa degli anni 1968-69 e si ridisegna il potere decisionale all’interno delle aziende ospedaliere e sanitarie. Un direttore generale con pieni poteri diventa il responsabile unico delle aziende, coadiuvato da un direttore sanitario e da un direttore amministrativo. Viene indicata alle Regioni la via della dipartimentalizzazione per aggregare più unità operative e servizi omogenei con lo scopo di una gestione più flessibile, razionale ed economica delle risorse. Ma, al di là di qualche rara eccezione, non si istituiscono quasi da nessuna parte veri dipartimenti strutturali in cui il direttore del dipartimento diventa il responsabile di strutture complesse con gestione di consistenti risorse umane, economiche e strumentali. Per cui la catena della responsabilità passa sostanzialmente direttamente ai nuovi dirigenti apicali di 2° livello (ex primari 11° livello) che la riforma prevede siano scelti con rapporto fiduciario da parte del direttore generale; contemporaneamente viene compattata in un unico livello di responsabilità (1° livello) la precedente articolazione costituita dagli assistenti (ex 9° livello) e dagli aiuti (ex 10° livello).

Il nuovo decreto legislativo di riforma ter spinge fortemente in avanti il processo di responsabilizzazione diffusa dei dirigenti del Ssn e completa il concetto di rapporto fiduciario che lega gli stessi al direttore generale. Quest’ultimo per un verso assume ancora più poteri rispetto al 502/517, sfumando quelli del direttore amministrativo e sanitario aziendale, per l’altro si evidenzia l’indicazione del coinvolgimento della dirigenza nelle scelte strategiche e di direzione con l’istituzione del Consiglio strategico formato dai direttori di dipartimento e di distretto, che diventano protagonisti (se ne avranno le capacità e la forza) della gestione aziendale.

La catena delle più alte responsabilità si conclude con l’istituzione del ruolo unico della dirigenza dove gli incarichi di direzione di struttura complessa e/o semplice non vengono più affidati in base a qualifiche funzionali o a procedure concorsuali da vecchio pubblico impiego, ma in base alle capacità, al merito e, soprattutto, al rapporto fiduciario che deve esistere tra direzione strategica e tutta la dirigenza.

Norberto Cau

Direttore del Dipartimento «Qualità aziendale» del «S. Camillo - Forlanini» di Roma


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