da "il Sole 24 Ore", Venerdì 23 Luglio 1999


E le Regioni chiedono altri fondi per la Sanità.


ROMA — Il ripiano dei debiti pregressi delle Usl è un passo decisivo per evitare di «portare la Sanità a una bancarotta che abbia come epitaffio il federalismo». È stato il presidente della regione Toscana Vannino Chiti, in nome di tutti i presidenti regionali, a rappresentare ieri senza equivoci al Governo l’allarme sulla spesa sanitaria. Un macigno da 36mila miliardi (compresi i 9mila di buco previsto per il ’99) da cui i governi locali speravano di sollevarsi, almeno in parte, con l’accordo sul patto di stabilità previsto dalla Finanziaria ’99. E che invece resta interamente in sospeso, affidato a trattative e verifiche dei bilanci (vedi «Il Sole-24 Ore» di ieri) che languono e che sono ben distanti da una conclusione.

Ma un accordo in tempi stretti sul capitolo spinoso della spesa sanitaria, ha detto Chiti, costituisce per le Regioni una condizione irrinunciabile: «Diversamente non sarà possibile per noi — ha aggiunto — firmare a ottobre quanto previsto dal patto di stabilità interno». E neppure, è stato nuovamente minacciato, le Regioni sono disposte a firmare altri «assegni in bianco sui rinnovi contrattuali, come abbiamo fatto in passato».

Il riferimento, esplicito, riguarda l’"esposizione" delle Regioni per quanto riguarda il contratto della dirigenza medica. Una trattativa che mercoledì è entrata nel vivo con la presentazione da parte dell’Aran della prima bozza di contratto contro la quale c’è stata una sorta di sollevazione generale da parte di tutti i sindacati. E sempre per restare in tema di spesa sanitaria, le Regioni ieri hanno contestato in un documento l’assenza nel Dpef 2000-2004 di qualsiasi indicazione sulle somme che il Governo intende mettere a disposizione per il ripiano dei deficit pregressi, così come l’esiguità dei fondi destinati all’assistenza sanitaria nel Duemila: i 116mila indicati dal Dpef, si afferma nel documento, «non rappresentano il reale fabbisogno regionale e rappresentano comunque una cifra al lordo delle quote trattenute a livello centrale». Di qui la richiesta delle Regioni di rimpinguare la somma a disposizione per il Duemila con almeno altri 2mila miliardi.

La trattativa per il rinnovo del contratto dei camici bianchi del Ssn, intanto, è cominciata in salita proprio sulla "questione fondi". Mercoledì i sindacati si incontreranno per cercare di concordare, se mai sarà possibile, una risposta e la messa a punto di una controproposta unitaria. Ma, nei fatti, e non certo soltanto per l’incalzare delle ferie estive, le trattative sono state sospese: le parti si rivedranno soltanto in settembre.

Ieri la Cimo ha contestato duramente la bozza di contratto sottoposta, senza alcuna cifra, all’attenzione dei sindacati. E l’Anaao, il più rappresentativo dei sindacati "autonomi" di categoria che al tavolo delle trattative ha riassunto una posizione rigida, ha già indicato otto punti di base su cui si chiede al Governo di invertire la rotta. Dall’applicazione vera della libera professione agli sconti Iva, dalle norme non punitive per l’extramoenia all’orario di lavoro: la lista è lunga, come lunga rischia di diventare la trattativa.


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