da "il Sole 24 Ore", Giovedì 8 Giugno 2000
Operazione verità sulla spesa sanitaria
Spesa sanitaria fuori controllo e vera grande imputata del deficit pubblico, con tutte le responsabilità del caso per le Regioni? Consumi farmaceutici a carico dello Stato che esplodono senza plausibili spiegazioni? Il nuovo jaccuse del premier Giuliano Amato ha lasciato il segno. Segnando reazioni a loro volta a sorpresa. Come linedita marcia allunisono di due presidenti di Regione distanti anni luce, Roberto Formigoni (Lombardia) e Claudio Martini (Toscana). E lalzata di scudi di Farmindustria, lassociazione delle industrie farmaceutiche.
«Attacchi strumentali: non pensino di giocare a ping pong con le Regioni», ha dichiarato Formigoni. Non meno tenero Martini, che non sè sottratto allattacco di un "Governo amico": «Siamo stufi che un giorno sì e uno no il presidente del Consiglio o qualche ministro dica che le Regioni contribuiscono allaumento della spesa pubblica». Il clima in vista dellincontro delle Regioni con Amato di giovedì prossimo, non sannuncia dei migliori. E non migliore accoglienza darà stamane Farmindustria allassemblea annuale: «Non vorremmo che lallarme lanciato da Amato divenisse pretesto per fare del Ssn il capro espiatorio dei conti pubblici» al posto della previdenza. Serve un«operazione verità» dicono gli industriali, nel contestare il tetto della farmaceutica pubblica e nel ribadire che alla spesa sanitaria lItalia dedica risorse modeste rispetto al Pil.
Atti daccusa o difese di parte, una certezza cè: il processo alla spesa sanitaria sè aperto a tutto campo, non a caso proprio dopo il testa a testa su (contro) la riforma ter del Ssn. Lasciando pensare che tra correttivi alla stessa "legge Bindi", Dpef e Finanziaria 2001, molta acqua potrà passare sotto i ponti. Anche in attesa del Governo che sarà dopo le politiche.
Le cifre della "verità" (almeno quella che risulta dai documenti ufficiali) sui conti della Sanità pubblica rilanciate da Amato, daltra parte, non sono una novità. E si possono riassumere in sintetiche aggregazioni. Dal 1995 al 1999 le assegnazioni iniziali sono cresciute di 20.500 miliardi (da 92mila a 112.958 mld). Nellarco degli stessi anni, però, la spesa vera è passata dai 93.164 miliardi del 95 ai 119.473 (forse per difetto) del 1999, crescendo dunque di 26mila miliardi. E lasciando sul tappeto da ripianare 32mila miliardi. Di cui 7.422 soltanto nellultimo anno. Intanto le assegnazioni per il 2000, 117mila e rotti miliardi, sono già al di sotto della spesa del 1999. Mentre i "gufi" già stimano per lesercizio finanziario in corso uscite totali vicine ai 130mila miliardi. Ci sono contratti da onorare, del resto; e misure di contenimento che in qualche caso, a riforma ter ferma, rischiano di non decollare.
Fin qui la spesa pubblica, già di per sé alquanto squilibrata, come hanno detto a più riprese Istat, Corte dei conti, Ragioneria generale dello Stato, Commissione tecnica della spesa pubblica. Con Regioni prevalentemente del Sud che non riescono a uscire dal guado, anzi. Con unaltalena di risultati in ambito regionale. E con singoli aggregati di spesa che viaggiano assai diversamente sia in assoluto che nel raffronto tra le Regioni: ospedaliera convenzionata, specialistica esterna e farmaceutica hanno fatto segnare nel 1999 le impennate percentuali più significative. Una spesa pubblica, daltra parte, che in rapporto al Pil, pur avendo invertito la rotta, resta al 5,6%, sotto la media dei Paesi dellarea Ocse. Senza considerare, naturalmente, la spesa privata, quella pagata direttamente dai cittadini (in aggiunta ai ticket): altri 50mila miliardi circa. Il "caso Italia" della spesa per la salute, daltra parte, va collocato entro quello che è lo scenario tipico dei Paesi industrializzati: dove si è alla ricerca di un sistema che possa garantire la solidarietà possibile, sapendo però che tra invecchiamento della popolazione, crescente domanda di salute (e di salutismo), maggiore consapevolezza degli assistiti, vecchi scenari e anche vecchie mentalità (comportamento dei medici incluso) non potranno resistere a lungo in un Welfare davvero rimodellato.
Non sono certo un caso i segnali delle ultime settimane. Come linsistenza di Veronesi sui "nuovi ospedali". Come il tentativo di lanciare le Fondazioni no profit per la gestione degli stessi grandi ospedali. Come la partita in pieno corso sui Fondi sanitari integrativi, che si ha in mente di rivisitare rispetto alla "versione Bindi": in Lombardia, intanto, una delibera di marzo ha aperto le porte al tentativo di svicolare dallobbligo di iscriversi al Ssn, salvo rivolgersi a un Fondo o altro.
Vita dura si annuncia anche per tutte queste ragioni per il Governo in carica. Ne sa qualcosa Veronesi. Che ieri ha smentito le «illazioni di stampa» sulle proposte dei saggi circa la revisione dellintramoenia. In verità, la maggioranza già gli ha imposto di cancellare alcune cose da quelle proposte: Fondazioni solo per gli Irccs, niente reversibilità della scelta, stop al rientro part time dei pensionati. Riscriva ministro, gli è stato detto. Entro il 16 giugno si conoscerà il nuovo testo.