da "il Sole 24 Ore", Martedì 30 Maggio 2000


Medicina generale, si riapre lo scontro sulla convenzione


ROMARischia di complicarsi la partita della nuova convenzione della medicina generale. E sta forse per aprirsi anche un nuovo casus belli: la convenzione della pediatria, anch’essa oggetto di un intervento non esattamente positivo del Consiglio di Stato, tanto da indurre ieri la Fnam-Cipe a chiedere alla parte pubblica la riapertura delle trattative.

A riaprire i giochi sulla medicina generale, come noto, è stato il parere non esattamente benevolo del Consiglio di Stato. Davanti al quale i sindacati sono all’erta, in attesa di conoscere le prossime mosse di Sanità e Regioni. Decisioni, quelle del ministero, che potrebbero arrivare nelle prossime ore e che sembrano indirizzate verso due direzioni, anche tenendo conto che alcune delle riserve dei giudici sono considerate giuridicamente fondate: affidare la soluzione di una parte delle norme contestate (come l’accesso e la libera professione) al decreto correttivo del 229/99; ma riportare altre e importanti questioni (come l’associazionismo) al tavolo delle trattative. Tanto che alla Sanità non si esclude come extrema ratio — dopo la valutazione finale del parere del Consiglio di Stato — di convocare la delegazione regionale, cui affidare le valutazioni del caso. Un passo che, considerata la nuova situazione politica locale, rischia di riaprire tutto e dunque di riaccendere come un falò lo scontro sulla convenzione.

E la battaglia è già realtà. La Fimmg propone di organizzare un «Comitato nazionale a difesa del Ssn» e a settembre una manifestazione di medici e cittadini a Roma. «È un avvertimento — dichiara il segretario nazionale, Mario Falconi — che nessuno, a cominciare dal Governo, potrà ignorare». «Dopo l’intervento dei giudici, abbiamo chiesto la riapertura delle trattative per rimediare agli errori fatti», dichiara invece Elisabetta Severa, segretario generale della Fnam-Simges, che non ha firmato a marzo la convenzione. E aggiunge: «Siamo convinti che il Capo dello Stato non firmerà un accordo incostituzionale».


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