da "il Sole 24 Ore", Lunedì 20 Marzo 2000


Strutture ancora carenti ma si ha fiducia nel futuro


Ospedale Niguarda Ca’ Granda: i medici hanno deciso il loro futuro. In 104 (7% circa) hanno optato per la libera professione fuori dall’ospedale, rinunciando alla carriera e a una consistente fetta di stipendio a parità di orario. Degli altri, 248 hanno scelto formalmente l’intramoenia, mentre i restanti 400 si sono limitati ad acconsentire tacendo al matrimonio indissolubile con il servizio sanitario nazionale. Il rapporto varia sensibilmente quando si tratta di primari: 49 su 50 conservano il rapporto esclusivo con il servizio pubblico, per loro infatti l’opzione extramoenia, incompatibile con l’incarico dirigenziale di dipartimento e di struttura semplice e complessa, implica anche la retrocessione.

Se i medici, vincolati dal termine del 14 marzo, hanno giocato, decidendo, la loro parte, la direzione dell’ospedale deve ora garantire a oltre 600 dipendenti gli spazi per svolgere attività privata all’interno. «I locali — assicura Pietro Caltagirone, direttore generale dell’Asl Niguarda — ci sono, ma serve una ristrutturazione. Fino al 31 dicembre 2000 i medici useranno gli studi privati convenzionati, dal 1° gennaio 2001, quando l’interno sarà adeguato, potranno visitare i pazienti privati in ospedale. Per chirurgia e degenza alcuni reparti sono già a regime, per gli altri abbiamo messo a disposizione un padiglione esistente, ma ci vorrà una gara d’appalto pubblica per rimetterlo a nuovo. Nel frattempo concederemo convenzioni ad personam».

I tempi paiono lunghi e i medici non nascondono i dubbi. «Le strutture disponibili all’interno per la libera professione — spiega Claudio Frattini, rappresentante sindacale della Cimo — non sono ora comparabili come servizio a quelle private. Chi ha scelto l’extramoenia, come me, ci ha rimesso molti soldi, anche perché il decurtamento è rettroattivo, mentre per gli altri sono piovuti aumenti indiscriminati, andati anche a chi non ha mai fatto, né farà mai, libera professione».

Sull’altro versante c’è Renzo Causarano, rappresentante della Cigl che ha scelto l’intramoenia: «Sono perplesso per l’irrevocabilità della decisione, assunta sulla fiducia, contando su strutture che ancora non ci sono. Di positivo c’è il fatto che i medici, in assenza di interessi esterni, dovrebbero poter farsi meglio valere. Continuiamo a sperare».


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