da "il Sole 24 Ore", Lunedì 20 Marzo 2000
Secondo il ministero l86,5% degli ospedalieri ha scelto la libera professione intramoenia con regioni vicine al 100% Medici e Ssn: dopo le nozze si cerca casa Ora i direttori generali hanno 90 giorni di tempo per riorganizzare tutta lattività
L86,6% dei medici pubblici ha scelto di legare indissolubilmente (dallesclusiva non si torna indietro) le proprie fortune a quelle del Ssn. Secondo le prime stime del ministero della Sanità, anzi, la febbre da opzione fa 90% in almeno cinque Regioni su 13: Sicilia, Valle dAosta, Emilia Romagna, Abruzzo e Basilicata. E due si avvicinano a questa soglia: il Vento (89,2%) e la Puglia (89,6%). Più complessa la rilevazione nel Lazio, dove l80% di scelte stimato dal ministero della Sanità rappresnta un valore medio che risente dei valori un po più bassi di Roma e di quelli molto più alti della sua provincia.
Percentuali lusinghiere anche nello spaccato delle scelte per singola struttura disegnato dalla Fp Cgil medici, primo sindacato di settore a impegnarsi in una rilevazione sul campo: più di una Usl supera il 90% di opzioni pro-pubblico. Leccezione più clamorosa lospedale SantAnna di Torino (26%) esclusivamente dedicato alla ginecologia conferma la tendenza delle specialità più richieste a mantenersi nel privato. E, infatti, percentuali molto inferiori alla media si sono registrate anche al Regina Elena di Roma (oncologia) e al Regina Margherita di Torino (pediatria).
Navigazione a vista. Da oggi a doversela sbrogliare con lattuazione pratica dellintramoenia saranno i direttori generali, cui spetterà di adottare entro 90 giorni latto aziendale destinato a regolare la riforma, conformandosi allatto di indirizzo definitivamente varato dal Consiglio dei ministri di venerdì. Servirebbero anche le leggi regionali di attuazione e il contratto: le prime da scrivere, il secondo atteso alla sigla definitiva il 29 marzo per poi passare ai dovuti controlli. Fra una cosa e laltra, per le pubblicazioni dei testi definitivi si arriverà allestate. Nel frattempo toccherà ai manager adottare regolamenti provvisori per lattuazione dellintramoenia: assumedosi tutti i rischi del caso.
Teoria e prassi. Questo, comunque, il mosaico di indicazioni ricavate dalla riforma ter, dallatto di indirizzo e coordinamento e dal contratto. La disponibilità degli spazi interni allazienda da destinare allintramoenia non può essere inferiore al 10% e superiore al 20% di quelli destinati allattività istituzionale. La quota di posti letto non può essere inferiore al 5% e, in relazione alla effettiva richiesta, superiore al 10% dei posti letto della struttura.
Nellattesa di realizzare questo obiettivo i direttori generali dovranno definire le modalità organizzative e individuare spazi sostitutivi in case di cura ed altre strutture pubbliche e private non accreditate, con le quali dovranno essere stipulare apposite convenzioni. Dovranno anche indicare il numero dei dirigenti che possono potenzialmente operare in regime libero professionale, quantificando leventuale personale di supporto. Sempre i manager dovranno definire le regole per prenotazioni, liste dattesa e turnazione, garantendo che la libera professione non finisca col prevaricare lattività istituzionale.
Sarà considerata attività libero-professionale anche quella richiesta a pagamento da terzi allazienda svolta al di fuori dellorario di lavoro, sia allinterno che allesterno della struttura, se finalizzata alla riduzione dei tempi dattesa: le nuove norme consentono, fra laltro, anche lerogazione di prestazioni a domicilio dellassistito in relazione al preesistente rapporto fiduciario con il medico o con riferimento allattività libero-professionale già svolta nellambito dellazienda. Non è consentita la libera professione per i ricoveri in emergenza e terapia intensiva, nelle unità coronariche e nei servizi di rianimazione.
La tagliola delle tariffe. Premio per lesclusiva, nuovi guadagni per il medico intramoenista e, per finire, cintura di sicurezza per le specializzazioni che nel privato non vendono: lazienda costituirà un fondo pari al 5% di tutti i proventi dellintramuraria.
E veniamo alle tariffe. Quelle relative alle attività ambulatoriali o di diagnostica strumentale e di laboratorio saranno stabilite per singola prestazione o loro gruppi integrati e dovranno essere tali da ripagare lazienda di tutti i costi sostenuti. Quelle per le attività individuali, in ricovero e day hospital, avranno una tariffa forfettaria definita in rapporto al livello di partecipazione delle Regioni, e non potranno essere inferiori allimporto della partecipazione alla spesa del cittadino: lamministrazione potrà tuttavia concordare, per gruppi, tariffe più basse se lo scopo è quello di ridurre le liste dattesa.
Lentità delle tariffe praticate dal medico ai singoli cittadini dovrà rispettare i vincoli ordinistici mentre sarà concordata con léquipe per le prestazioni svolte in unaltra azienda del Ssn. Lazienda tratterrà il 10% sulle quote versate per le prestazioni svolte allinterno delle proprie strutture. Ultimo capitolo, le consulenze. Per quelle a pagamento richieste allazienda il compenso al dirigente sarà pari al 95% della tariffa stabilita.