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da "il Sole 24 Ore", Sabato 26 Giugno 1999
Il Servizio sanitario nel mirino di Corte conti.
ROMA Corte dei conti: gli illeciti amministrativi 98 nella Sanità vanno dalle «opere progettate, finanziate e mai terminate» o «ultimate ma rimaste parzialmente o totalmente inutilizzate» (i famosi ospedali "incompiuti") alla «mancata utilizzazione di beni o apparecchiature».
Fino allacquisto a prezzi troppo elevati di presidi medico-chirurgici, agli assegni a presunti invalidi e allindebita corresponsione di somme ai medici di base convenzionati (nel caso, a esempio, dei pazienti deceduti e pagati ai camici bianchi come se fossero ancora vivi). Il Procuratore generale, Vincenzo Apicella, non risparmia le critiche al Servizio sanitario nazionale nel suo giudizio sul rendiconto generale dello Stato 98. E il Ssn, secondo il Pg, rientra fra le amministrazioni che presentano più disfunzioni. A partire dalleccessiva variabilità della spesa. La Corte conferma le cifre già note, elaborate dal Tesoro: forte crescita di spesa in alcune Regioni (anche oltre il 13%) e riduzione in altre (oltre il 2%). «La variabilità delle cifre dimostra come vi siano sacche di spreco sottolinea il Pg che richiedono interventi preventivi di ordine amministrativo, prima che si debba ricorrere ad azioni di responsabilità dinanzi al giudice della Corte dei conti». Secondo Apicella, la spesa sanitaria pubblica è ancora più imponente se si considerano i molti miliardi spesi direttamente dai cittadini per la Sanità privata. Ma si tratta di un privato non complementare al pubblico: i due terzi riguardano prestazioni già garantite "teoricamente" dal Ssn.
E la lista continua. Mancano i controlli sulla spesa farmaceutica troppo cresciuta rispetto alle previsioni, sulle autocertificazioni delle esenzioni dal pagamento dei ticket, sulle prestazioni sanitarie in convenzione (cliniche private). Ci sono poi le spese legali, di risarcimento danni, di interessi di mora, dovute al cattivo funzionamento dei servizi. Il problema non si risolve, però, secondo il Pg, imponendo «livelli definiti di spesa sanitaria», anche se esistono squilibri fra domanda e offerta, ma con la garanzia che «ogni Regione e Provincia autonoma assicuri adeguati livelli di salute e soddisfazione per le proprie popolazioni, mantenendo lequilibrio economico anche per non gravare sulle risorse di altre Regioni per il riequilibrio». Una musica questa, fra riforma ter e manovre annunciate che gli amministratori locali, ormai, conoscono bene.
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