da "il Sole 24 Ore", Venerdì 25 Giugno 1999


Sulla scelta dei dirigenti continua a pesare il rischio di lottizzazioni


MILANO — Una riforma sospesa tra apprezzabili novità e vecchi timori. «Se la Sanità rende nel privato, perché non dovrebbe rendere anche nel pubblico?»: è in questa domanda che il professore Massimo Martelli, primario della chirurgia toracica al Forlanini di Roma, esprime da una parte il suo apprezzamento alla riforma Bindi dove questa si sforza di introdurre nella gestione l’efficienza, la qualità e la redditività di una azienda moderna e, nello stesso tempo, anche la sua profonda riserva quando non si prevede di tagliare nettamente ogni possibilità che ai vertici di queste aziende giungano manager di emanazione politica.

Per quanto riguarda l’esclusiva Martelli ritiene che sia un principio «giusto». Non si possono servire contemporaneamente due aziende: «Il principio è certamente giusto. I medici si ribellano perchè si sentono imprigionati, imbavagliati dal rapporto esclusivo. Ma sbagliano: si tratta innanzi tutto un problema di testa, di cultura: e poi molti reagiscono male di fronte alle novità».

Del resto vi è la possibiità dell’attività professionale all’interno dell’ospedale, convenzionando anche strutture esterne: «A mio giudizio non si può che essere favorevoli». Non c’è tetto al guadagno, ma vi è un limite di funzionalità oggettiva fra il lavoro che uno presta per l’azienda ospedale e quella professionale: difficilmente si può accettare un rapporto che superi il 20%. «In conclusione nessuna prigione o bavaglio».

Sul secondo aspetto il professor Martelli è invece rigido: «Il problema più grave è quello che manager, direttori sanitari o amministrativi, ora sono prevalentemente di emanazione politica. Chi dirige l’azienda deve invece essere in grado di fornire risultati e rendere produttive le aziende». Martelli rammenta che le aziende ospedaliere hanno ormai dimensioni del tutto ragguardevoli: il Forlanini, per esempio, ha un giro di 700 miliardi l’anno. «I manager debbono essere i migliori sul mercato, quelli in grado di produrre e sviluppare l’azienda».

La scelta dei dirigenti quindi deve essere affidata a concorsi rigorosissimi. Quando fra qualche mese scadranno gli attuali manager accadrà, secondo Martelli, che si rinnoverà il balletto delle scelte gradite ai politici.

Infine Martelli sottolinea un terzo elemento, decisivo per ogni riforma e che fa a pugni con una politica di lesina e di tagli per la sanità: «Bisogna investire massicciamente in tecnologia». Accanto a ciò fondamentale è una politica di incentivazione per tutte le
persone che dentro gli ospedali producono e si impegnano: «Si tratta di dare un segnale anche al singolo e prevedere la partecipazione agli utili da parte di tutto il personale». Tutto, compresi anche gli infermieri? «Certo — ribatte Martelli — perché un buon reparto ospedaliero, o quello che si rivela il migliore di tutti, è tale per l’apporto di tutti coloro che vi lavorano, dal primario all’infermiere».


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