da "il Sole 24 Ore", Martedì 22 Giugno 1999
Ciampi firma il provvedimento mentre infuriano le polemiche - Si preparano nuovi scioperi e ricorsi Sanità, la riforma sotto tiro Amato: più spazio al risparmio e ai servizi privati - Fossa: «Un riordino centralista e statalista»
ROMA Con la firma del Capo dello Stato, la riforma ter della Sanità pubblica attende ormai solo la pubblicazione in «Gazzetta». Ma mentre Carlo Azeglio Ciampi ufficializzava ieri lemanazione del decreto legislativo, le polemiche contro la "legge Bindi" non si spegnevano. Anzi. Quella di ieri è stata unaltra giornata calda per il Ssn, con polemiche e guerre di cifre tra sindacati in sciopero e ministero della Sanità, con lannuncio di An della presentazione di una mozione di sfiducia in Senato nei confronti di Rosy Bindi, con la promessa di una pioggia di ricorsi e di nuovi scioperi. Ma anche con la difesa della riforma da parte dei maggiori sindacati medici e con una presa di distanza della Fnom (Federazione degli Ordini dei medici) contro «metodi di protesta discutibili».
È intervenuto anche il ministro del Tesoro, Giuliano Amato: il quale ha riconosciuto la "rispondenza" del decreto alla legge delega ma rimarcando la necessità di «dare più spazio al risparmio e ai servizi privati». Giorgio Fossa, presidente Confindustria, ha ribadito «che non si possono dire determinate cose e poi comportarsi in modo diverso»: quella della Sanità, per Fossa, è la riforma «più centralista e statalista possibile».
Da ieri, comunque, la riforma ter del Ssn è legge dello Stato. Un battesimo estivo, a soli sei giorni dal ballottaggio delle amministrative di domenica, che più di fuoco non si poteva. Scioperi, guerra di cifre. Non solo "medici contro": ieri ci sono state anche "cifre contro". Per lUmsped il raggruppamento dei circa 11mila anestesisti, patologi clinici e radiologi lastensione dal lavoro è stata un successo: l80% dei medici delle sigle chiamate a raccolta avrebbe rispettato le consegne, col risultato di fermare camere operatorie e laboratori (urgenze escluse) soprattutto nelle grandi città. Unadesione massiccia smentita dalla Sanità: la percentuale dei professionisti aderenti ai tre sindacati (Aaroi, Aipac e Snr) in sciopero sarebbe stata del 20-30%, il 4% dellintera dirigenza del Ssn. Un fenomeno «circoscritto», per uno sciopero «ambiguo» caratterizzato da elementi di politicizzazione evidenti, ha detto la Bindi.
Intanto Cimo (ospedalieri, circa 15mila) e Anpo (primari) nellesprimere solidarietà agli scioperanti, hanno annunciato prossime agitazioni. Mentre la Cgil Milano affermava il fallimento delle astensioni. E alcune organizzazioni di utenti, pur contestando la riforma, attaccavano lo sciopero come manifestazione di protesta: colpisce soltanto i cittadini. Politici allattacco. Per An è sceso in campo Gianfranco Fini: «Una riforma contro i cittadini» ha tuonato, lamentando tra laltro lesclusione della dirigenza infermieristica, che in Parlamento (per eccesso di delega) era stata contestata da tutte le parti. Se ne riparlerà con la legge allesame della Camera. Ma lattacco più pesante lo ha annunciato il capogruppo di An in Senato, Giulio Maceratini: sarà presentata una mozione di sfiducia individuale a Palazzo Madama contro la Bindi. In serata, anche Silvio Berlusconi ha annunciato: «Contro questa riforma scenderemo democraticamente in piazza. Perché questa riforma è una tragedia nazionale». Analogo il commento del Ccd che ha definito il provvedimento una «catastrofe».
«Invitiamo Fini a leggere con più attenzione la riforma», ha replicato Giuseppe Fioroni (Ppi); mentre Franco Marini, segretario Ppi, bollava come «priva di ogni fondamento» la minacciata mozione di sfiducia di An. Anche Gloria Buffo (Ds) ha difeso a spada tratta la riforma: «Che la destra non approvi la riforma che cambia quella di De Lorenzo, è comprensibile. Quello che sconcerta sono gli argomenti». Sotto tiro i deficit della Lombardia, linesattezza del mancato rispetto degli accordi con le Regioni, la scelta dellesclusività.
Pro e contro. I sindacati contestatori promettono una pioggia di ricorsi, oltre a nuovi scioperi. Cgil e Uil hanno invece ancora ieri preso le difese del decreto di riforma, in una giornata in cui il «Civico» di Palermo ha chiesto 8,5 miliardi di risarcimento a medici, funzionari e titolari di cliniche accusati di avere dirottato pazienti dal pubblico al privato. La Fndai (dirigenti di aziende industriali) ha ribadito la sua opposizione alla manovra sui Fondi, invitando aderenti e familiari a tenerne conto in occasione delle prossime votazioni.
Amato in campo. Infine Giuliano Amato. «Questa riforma può piacere e non piacere ma è figlia riconoscibile, diretta, direi quasi coatta di una legge delega votata dal Parlamento», ha detto ieri a Milano. «Alcune cose per cui il testo non piace, sono invece cose per cui dovrebbe piacere: non simpatizzerò mai, ad esempio, per la rivolta contro il tempo pieno». Amato ha però aggiunto che, non essendo possibile garantire con il 6-7% del Pil lintera domanda di salute del Paese, occorre coinvolgere il risparmio privato, ma per farlo «servono modelli organizzativi che puntino al pareggio di bilancio». E servono «apporti privati». Chissà che il Dpef, con i tagli annunciati al settore, non introduca le prime riforme striscianti alla riforma ter. Poi toccherà, forse, al federalismo.