da "Sole 24 Ore - Sanità", 13 - 19 maggio 2003


Governo-Regioni-sindacati al lavoro da subito sulla possibilità di cambiare l’opzione

Esclusiva, tavolo con reverse

L’indennità non si tocca - Dottori: barricate sui fondi del contratto


Si apre il «tavolo a tre»: Governo - R e g i o n i - s i n d a c a t i “tratteranno” insieme la revisione del rapporto di lavoro dei medici del Ssn. Prima tappa dichiarata: la reversibilità dell’opzione per l’esclusiva. Alla prima riunione, martedì 7 maggio, c’erano Gianni Letta (sottosegretario alla presidenza del Consiglio), Gianluigi Magri (sottosegretario all’Economia), Enrico la Loggia (ministro per gli Affari regionali), Augusto Manzella (ministro per la Funzione pubblica) e Girolamo Sirchia (ministro della Salute). A rappresentare le Regioni gli assessori Fabio Gava (Veneto) e Giovanni Bissoni (Emilia Romagna) e poi un rappresentante per ogni sindacato dei “dottori” del Ssn.

Obiettivo del Governo: sondare la disponibilità di Regioni e sindacati a mettere mano alla reversibilità. Che dai primi approcci, tranne per la Cgil medici, c’è da parte sindacale, mentre le Regioni hanno fatto i loro distinguo. Primo: la questione economica. Chi Paga? che ricadute avrà l’abolizione dell’irreversibilità dell’opzione? Gli assessori si sono dichiarati disponibili a discutere sulla revisione della materia, ma a patto che gli aspetti economici siano chiari. Ma per l’Economia si deve fare un passo alla volta: discutere sui princìpi è il primo. Poi si dovrà valutare il loro impatto sul contratto e se ci saranno problemi, tutto andrà ridiscusso. Affermazione che ha messo in allarme i sindacati: l’esclusiva non si tocca, hanno dichiarato. Le proposte arriveranno sul tavolo delle Regioni mercoledì 14 maggio, dopodiché, se Governo e Governatori troveranno un accordo, i sindacati saranno riconvocati subito per esaminarle e discuterne. Strumento eventuale della “correzione” di rotta (reversibilità): o un Ddl ad hoc o, con molta probabilità, un emendamento al Ddl di conversione in legge del decreto legge 89/2003.

Intanto, sul fronte del contratto, il Governo ha ufficialmente ammesso le difficoltà a finanziare interamente l’aumento del 5,66% legato all’inflazione e alle disponibilità messe in campo dall’accordo con i sindacati del febbraio 2002 (v. Il Sole-24 Ore Sanità n. 15/2003). Uno 0,99% che dovrebbero metterci semmai le Regioni, per le quali, però, di sborsare soldi non se ne parla.

«Il governo non intende onorare quanto è già stato pattuito nel febbraio 2002 - ha dichiarato Serafino Zucchelli, segretario nazionale dell’Anaao - dovrebbero essere le Regioni a farsene carico. Se nessuno onorerà i patti, arriveremo anche allo sciopero». E il sindacato, già in stato di agitazione, pensa di proclamarlo entro il 23 se la conciliazione prevista in settimana non avrà esito positivo.

Soddisfatti invece Cisl medici, Cimo e Anpo (che rivendica l’innalzamento dell’età pensionabile) che giudicano positivo l’avvio del tavolo e chiedono chiarezza sui reciproci ruoli tra Stato e Regioni nell’era del federalismo.

Su un punto però la maggior parte dei sindacati non transige: l’esclusiva non si tocca.

«Rivedrò comunque la norma», ha affermato il ministro Sirchia. «Si tratta di un principio indispensabile - ha sottolineato - che fa parte della libertà dei cittadini e non è pensabile che un principio illiberale continui a essere causa di danni e di spese. Il Governo è promotore di questa iniziativa a tre - ha continuato - per sbloccare la situazione e trovare una soluzione che sia finalizzata a migliorare i servizi ai cittadini nel rispetto dei diritti dei medici e dei loro desideri e dei poteri delle Regioni».

Tra qualche giorno, ha assicurato il ministro, il Governo presenterà una proposta per avviare una verifica di compatibilità giuridica tra Stato e Regioni. «Se troviamo una soluzione - ha concluso Sirchia - si andrà al confronto con i sindacati».


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