da "Sole 24 Ore", Venerdì 8 Novembre 2002
Tassa di 5.000 € per svolgere la libera professione
La sorpresa arriva all'undicesima di 35 tecnicissime righe: il medico pubblico che sceglie di fare la libera professione fuori le mura del Ssn, pagherà una tassa di 5mila euro l'anno alla sua azienda sanitaria.
Con un emendamento del relatore Angelino Alfano (Fi), la maggioranza passa all'attacco e decide di gettare alle ortiche l'odiata "legge Bindi" sull'esclusività del rapporto di lavoro dei camici bianchi pubblici. «Un pizzo per la libertà di esercitare senza vincoli e controlli», tuona l'ex ministro Rosy Bindi.
E dietro di lei, compatta, tutta l'opposizione e una bella fetta di sindacati medici. «Sono molto favorevole», fa invece sapere il ministro della Salute Girolamo Sirchia dai «Giardini Naxos». Che deve però incassare il niet dei governatori. Mentre tra i banchi dell'opposizione di Montecitorio circolava una battuta: «Nasce la porno tax sulla sanità».
La storica telenovela sul rapporto libero professionale dei medici del Ssn - la cosiddetta attività «intra o extra moenia» - torna d'attualità con la Finanziaria 2003. E scatena polemiche antiche ma quanto mai attuali. Soprattutto dopo che, per mesi e mesi, inutilmente Sirchia ha cercato di far "passare" la sua riforma del rapporto di lavoro dei medici.
La questione è però tornata in auge con la manovra, apertamente caldeggiata dal centro-destra. Che ieri ha rotto le ultime resistenze e ha depositato la sua modifica. In pillole: l'esclusività del rapporto di lavoro dei medici (del Ssn e delle Università) sarà reversibile; anche chi lavora fuori Ssn potrà far carriera ma non percepirà l'indennità ad hoc da circa 700 euro al mese circa; e, appunto, sarà sottoposto al «contributo complessivo annuale pari a 5mila euro».
Una rivoluzione. Che ha subito scatenato reazioni a valanga, anche perché tra gli emendamenti è spuntata l'ipotesi di mandare in pensione più tardi i baroni universitari.
Duro l'affondo dei sindacati dei camici bianchi. No secco dall'Anaao, il primo sindacato di categoria: «È vergognoso proporre una tangente per legge», tanto più con uno «strumento improprio come la Finanziaria». Un emendamento «vessatorio e contraddittorio che fa i medici prigionieri», ha aggiunto la Uil medici. «Un ricatto», secondo i Coas. Mentre un «sì con riserva» è arrivato solo da «Intesa medica» (Cimo, Cisl e Anpo). Secca l'opposizione: «Si torna ai primari con i piedi in due staffe» (Livia Turco, Ds), «un passo indietro» (Zanella, Verdi), «inaccettabile controriforma» (Fioroni, Margherita»). «Correggiamo gli errori della Bindi», ha replicato Forza Italia (Massidda e Palumbo). Che ha però dovuto incassare l'altolà della Lega: «È una tangente legalizzata, al limite si lasci alle Regioni la facoltà di decidere».
Già, le Regioni. Che subito hanno fatto sapere di non volerci stare. Intanto l'articolo non è stato ancora esaminato. Forse oggi, dopo il nuovo vertice previsto con Tremonti. Solo allora si saprà se la «tassa sui medici» era solo un ballon d'essai.