Ddl-medici: nuovo altolà delle Regioni
Medici, stop and go. Più articolato il capitolo del parere delle Regioni sul Ddl-medici. Le Regioni hanno contestato all'unanimità la parte economica del provvedimento, mettendo le mani avanti nel caso di ricadute finanziarie sui loro bilanci di oneri diretti e indiretti. E hanno aggiunto la richiesta di un parere (già inviata) all'Aran per verificare e quantificare gli eventuali maggiori costi dovuti alla modifica delle attuali regole contrattuali sull'esclusività dei medici. Che, se superate, comporterebbero la disdetta del contratto e la riapertura delle trattative. Una posta che vale circa 1,7 mld di euro.
«Le Regioni vorrebbero che lo Stato si assumesse eventuali oneri derivanti da futuri contratti. Questo è chiaramente inaccettabile da parte nostra. Domani il provvedimento tornerà in Consiglio dei ministri», ha dichiarato il ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Ma le Regioni non ci stanno: «È grave che il ministro e il Governo non abbiano accolto la richiesta di rinvio», ha messo in guardia il presidente dell'Emilia Romagna, Vasco Errani. «Hanno deciso di andare avanti senza aspettare di verificare l'impatto economico», ha aggiunto l'assessore al Bilancio della Lombardia, Romano Colozzi. Duro anche l'attacco a Sirchia dell'ex ministro Rosy Bindi: «La bocciatura delle Regioni equivale a un voto di sfiducia al ministro, che si è lungamente e accanitamente esercitato solo nel tentativo di ripristinare vecchi privilegi corporativi».
La battaglia politica è insomma alle porte del Parlamento. Intanto medici e dirigenti non medici hanno incassati ieri all'Aran le "code contrattuali": 265,46 di euro l'anno lordi in più. Buoni «per il cenone di Capodanno», ha ironizzato Giuseppe Garraffo (Cisl medici).