Ddl medici, critiche sui costi dalle Regioni.
Parere rinviato
Giunto a un passo dal traguardo del via libera decisivo del Consiglio dei ministri, il Ddl di riforma del rapporto di lavoro dei medici pubblici messo a punto dal ministro Girolamo Sirchia ha incassato ieri un brusco altolà da parte dei "governatori".
La Conferenza Stato-Regioni ha infatti deciso, su richiesta del Governo, di rinviare il parere sul provvedimento. Servono «approfondimenti», ha spiegato il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia.
Approfondimenti che riguardano soprattutto la tenuta finanziaria della riforma, su cui le Regioni, all'unanimità, nutrono più di un dubbio. Tanto da avere consegnato ieri un parere col quale mettono le mani avanti in caso di sforamenti, già scaricando sullo Stato la responsabilità di eventuali oneri inattesi. Anche se è stato lo stesso Sirchia a rispondere per le rime: dimostrateci voi dove sono i costi in più.
Solo nei prossimi giorni si conosceranno i tempi di marcia della riforma. Già la prossima settimana, teoricamente, l'ultima Conferenza Stato-Regioni pre feriale potrebbe prendere di petto l'argomento. Anche se il rappresentante dei "governatori", Enzo Ghigo, ammettendo che Sirchia «s'è reso disponibile a modifiche», non ha escluso un rinvio ai primi di settembre.
Intanto andranno fatte le verifiche sui conti - che per Sirchia sono assolutamente in ordine, tanto che il Ddl porterà risparmi - con l'avallo dell'Economia. Altrimenti il provvedimento rischia di andare alle calende greche. E di alimentare un contenzioso politico infinito, anche dentro la maggioranza. «Il Ddl pretende di fare le nozze con i fichi secchi.
E Tremonti avrà di che meditare: anche quando pretende di fare il ministro della Salute, i conti non tornano», ha attaccato Rosy Bindi, responsabile delle politiche sociali della Margherita. «La riforma lede l'autonomia delle Regioni, serve un lavoro comune con leale collaborazione», ha aggiunto Giovanni Bissoni, assessore dell'Emilia Romagna. «Cauta soddisfazione» per il rinvio ha espresso l'Anaao, il principale sindacato medico. Mentre sicura della tenuta dei conti s'è detta fin dai giorni scorsi «Intesa medica» (Cisl, Cimo e Anpo).
Il parere consegnato al Governo - al quale si accompagnava inizialmente anche un parere della Lombardia, poi ritirato, che ne lamentava l'incostituzionalità per lesione del federalismo - si articola in due parti. I governatori del centro-sinistra bocciano su tutta la linea il Ddl. Quelli del centro-destra condizionano il «sì» a due modifiche irrinunciabili (abolizione del collegio di direzione dei sanitari, destinazione prioritaria di fondi all'abbattimento delle liste d'attesa).
Su un capitolo, però, tutte le Regioni sono d'accordo: affidare al setaccio del tavolo di monitoraggio sulla spesa sanitaria - creato col patto di stabilità dell'8 agosto 2001 - il compito di accertare preventivamente l'esistenza di «eventuali oneri diretti e indiretti derivanti» dall'applicazione della futura legge, che «se verificati, siano da porre a carico del bilancio dello Stato».
Un punto, in particolare, è contestato al'unanimità: la deroga al contratto, prevista nello schema di Ddl, sull'indennità di esclusiva corrisposta ai dirigenti medici e non. Una posta sostanziosa, che vale circa 1,7 mld euro.