Al decollo la riforma dei medici. Il rapporto di lavoro sarà unico e a tempo pieno - In alcuni casi potrà essere concesso anche il part-time - il Sole 24 Ore, Sabato 6 Luglio 2002

da "Sole 24 Ore" Sabato 6 Luglio 2002


Al decollo la riforma dei medici.
Il rapporto di lavoro sarà unico e a tempo pieno - In alcuni casi potrà essere concesso anche il part-time


ROMA - Rapporto di lavoro unico e a tempo pieno, con o senza esclusiva e con piena reversibilità della scelta. Porte spalancate alla libera professione. In pensione più tardi. Benefici fiscali in arrivo. Potere ai Collegi di direzione contro i diktat dei direttori generali-manager. La riforma dei medici Girolamo Sirchia ha conquistato ieri il sospiratissimo via libera del Consiglio dei ministri. A questo punto, prima di sbarcare in Parlamento, passerà al vaglio della Stato-Regioni. Come dire che il suo vero iter parlamentare avrà inizio con ogni probabilità solo dopo l'estate. Un cammino non facile, quello percorso in questi mesi dal Ddl faticosamente elaborato dal ministro della Salute. Anche perché, oltre alle ripetute resistenze e alla limature imposte di volta in volta dalla maggioranza, c'erano da superare altri veti. Quelli posti dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulla tenuta finanziaria del provvedimento. Rischi che la relazione tecnica di accompagnamento, ora, fa "cadere": la riforma sarà a «costo zero». Anche se in agguato potrebbero esserci altre sorprese: le modifiche del Ddl-Sirchia rendono del tutto simili i rapporti di lavoro dei camici bianchi a quelli dei 500mila tra infermieri e tecnici del Ssn. Che, a questo punto, potrebbero battere cassa per ottenere anche loro l'indennità di esclusiva.

Rapporto di lavoro. Sarà unico e a tempo pieno per tutti i medici del Ssn. E potrà essere esclusivo (con la relativa indennità) o non esclusivo (senza indennità), ma con piena possibilità di reversibilità a domanda (le modalità le deciderà il contratto). Per tutti sarà possibile la direzione di strutture semplici e complesse. I risparmi per i passaggi dall'intra all'extramoenia (con la perdita dell'indennità) dovranno finanziare i programmi aziendali per la riduzione delle liste d'attesa. Che dunque, è la speranza, non dovrebbero costare un euro in più. Intramoenia. La libera professione intramoenia sarà possibile solo per chi ha scelto il rapporto esclusivo. Potrà essere svolta individualmente o in équipe e, comunque, con modalità che garantiscano all'azienda il recupero delle spese sostenute. Ma i medici potranno esercitarla solo dopo aver assicurato prestazioni e ore-lavoro sufficienti a coprire quelle previste per la riduzione delle liste d'attesa. I medici in esclusiva avranno però un'altra grande chance: oltre all'intramoenia, potranno svolgere consulenze e altre «attività occasionali».

Extramoenia. Per i medici non esclusivisti sarà possibile la libera professione extramoenia. Potranno svolgere tutte le attività libero-professionali che non configurino un rapporto di lavoro dipendente e non siano in «oggettivo» conflitto di interessi con l'attività istituzionale svolta per l'azienda sanitaria da cui dipendono. Sulle tariffe - che non potranno neppure in parte essere a carico del Ssn - deciderà l'Ordine.

Fisco. Giro di boa anche dal punto di vista fiscale: l'intramoenia resterà assimilata ai redditi da lavoro dipendente, ma solo fiscalmente e non per gli aspetti previdenziali. Chi invece esercita l'extramoenia potrà riaprire la partita Iva, che tutti i medici erano stati costretti a "chiudere" dopo la riforma ter del Ssn (Dlgs 229/1999).

Part-time. Deciderà l'azienda a quanti medici autorizzarlo, mentre le ore possibili le stabilirà il contratto. I medici potranno usufruire del part-time per particolari esigenze di famiglia o di salute e, una volta autorizzato, non potranno dirigere strutture, né esercitare la libera professione. E non avranno più diritto all'indennità di esclusiva.

Collegio di direzione. Fortemente voluto dai medici come contrappeso ai manager, dovrà esprimersi sugli atti del direttore generale che riguardano la dirigenza sanitaria. Il parere sarà obbligatorio e se il manager non lo rispetterà senza dare motivazioni precise, potrà anche essere rimosso.

Tempo definito. I medici a tempo definito potranno conservare il loro rapporto di lavoro a esaurimento, ma potranno anche optare per il tempo pieno o per l'esclusività.

Previdenza. Fino alla legge di riordino complessivo del sistema previdenziale, i dirigenti di struttura complessa (ex primari) potranno restare in servizio, se confermato annualmente, oltre i 67 anni di età. Il tetto massimo è stabilito ai 70 anni. Che però potrà arrivare a 72 anni per le attività di formazione e di didattica, ma non più anche per l'assistenza.

Universitari e altri dirigenti. Le regole del Ddl si applicano anche ai medici universitari che svolgono attività assistenziali nelle aziende ospedaliero-universitarie e nelle strutture sanitarie pubbliche o private accreditate. E valgono anche per tutto il personale della dirigenza sanitaria non medica (anche universitaria) che aveva comunque optato per l'esclusiva. Ieri, tra l'altro, il ministro ha dato il via al decreto che ricostituisce la Commissione nazionale per la formazione continua.


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