I camici bianchi vogliono incontrare Regioni e ministro della Funzione pubblica Medici, sulla riforma-Sirchia il tiro incrociato dei sindacati - il Sole 24 Ore, Venerdí 05 Aprile 2002

da "Sole 24 Ore" Venerdí 5 Aprile 2002


I camici bianchi vogliono incontrare Regioni e ministro della Funzione pubblica
Medici, sulla riforma-Sirchia il tiro incrociato dei sindacati


ROMA - I sindacati medici spaccati. Il Governo che col ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, difende gli obiettivi della riforma. Le Regioni che stanno a guardare, in attesa di nuovi eventi. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, che scende in campo e boccia il progetto. E la richiesta compatta dell'universo sindacale di un incontro urgente con le Regioni e col ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, per mettere a fuoco tutte le eventuali ricadute contrattuali.

Il riordino dello stato giuridico dei medici annunciato dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, scalda gli animi. E accende interrogativi anche di tipo finanziario: chi pagherà l'indennità di tempo pieno, destinata a sostituire l'indennità di esclusiva, se le Regioni si tireranno indietro? Sirchia è convinto di potercela fare comunque, ha detto ai sindacati. Ma, è chiaro, senza i denari sonanti sul piatto non sarà facile incassare il consenso dei camici bianchi. Il giorno dopo la presentazione dello schema di riforma del rapporto di lavoro dei medici col Ssn, è il tempo della tattica.

E delle promesse di apertura al dialogo. Il dialogo, dunque. «La proposta del ministro Sirchia è ampiamente ragionevole. E peraltro è stata accolta dalla maggior parte dei medici, anche rappresentati nelle associazioni di categoria», ha dichiarato La Loggia. Non senza aggiungere che «lo stesso Sirchia ha dichiarato che qualunque ulteriore apporto delle Regioni sarà considerato con la massima attenzione».

Un'apertura da valutare a stretto giro di posta. E che dovrà dare i suoi frutti in tempi brevi, se è vero che Sirchia vuole presentare il Ddl al pre Consiglio dei ministri già dalla prossima settimana per arrivare al più presto al varo ufficiale. La tempistica, del resto, non può essere sottovalutata. Anche perché tutti i sindacati, ieri, hanno sollecitato un «incontro urgente» con le Regioni e con Frattini: «Per chiarire i termini reali delle questioni e portare a termine la vertenza, ribadendo l'intangibilità degli ambiti contrattuali» (così l'«Intersindacale», che riunisce Anaao, Fesmed, Umsped, Cgil medici, Civemp e Snabi) e per valutare «i riflessi contrattuali del nuovo ordinamento» («Intesa medica», che riunisce Anpo, Cimo e Cisl medici).

Intanto il fronte sindacale è in pieno fermento. E non mancano le punzecchiature reciproche. O i dissensi anche sullo stesso campo. Come nella Cisl, dove ieri Pezzotta ha rettificato la linea "aperturista" espressa il giorno prima da Giuseppe Garraffo (segretario di Cisl- medici): «Le proposte di Sirchia - ha dichiarato il segretario generale della Cisl - vanno verso lo svuotamento della riforma Bindi, alla quale avevamo già dato il nostro consenso. Ora vedremo se vi sarà possibilità di un confronto sulle nuove proposte». Una frenata, quella della Cisl, cui ha corrisposto dall'interno della maggioranza la cautela di Raffaele Costa (Fi), già ministro della Sanità del «Berlusconi I», che ha parlato di riforma «con zone d'ombra da chiarire con un'approfondita valutazione nella maggioranza» (tra l'altro sull'ampia possibilità per i medici di svolgere la libera professione «a cavallo tra pubblico e privato»), perché «un ribaltone meramente liberista non sarebbe utile».

Intanto tra i due principali schieramenti sindacali è guerra fredda. E di cifre. Le nostre posizioni sono state condivise dal 70% dei medici, ha dichiarato «Intesa medica», favorevole alle proposte di Sirchia, ma attende di conoscere il testo. Siamo rappresentativi di «almeno» il 70% della dirigenza medica e sanitaria, ha ribattuto l'«Intersindacale», che sulla riforma in campo è ben più scettica. Denunciandone le «proposte confuse», l'assenza di confronto, i punti di conflitto «con gli ambiti contrattuali», la pretesa «semplicistica» di voler risolvere il problema delle liste d'attesa con la libera professione dei medici «senza affrontare il problema della carenza di personale». Si ricominci daccapo, o quasi, è insomma la replica. La palla ritorna a questo punto al Governo.


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