Nero su bianco, anche se non ancora sotto forma di articolato, entrano in scena le proposte del ministro della Salute sulla revisione dello stato giuridico dei medici dipendenti. Sirchia le ha consegnate alle Regioni perché esprimano a breve (entro questa settimana) il proprio parere e si possa così dare il via all’iter parlamentare.E già si profila una discussione sui principi del Ddl che dovrebbero far parte della cosiddetta legislazione concorrente.
Ruolo unico, contratti libero-professionali, neo-assunti in prova, libertà di studio privato e intramoenia decisa in azienda per le specialità chirurgiche, radiologia e diagnostica di laboratorio, innalzamento dei limiti dell’età pensionabile: le novità già annunciate ci sono tutte.
Con qualche precisazione in più rispetto alle descrizioni “a voce” fatte finora per alcuni argomenti. E qualcosa che invece, con molta probabilità, sarà meglio spiegata nell’articolato - sicuramente più corposo rispetto allo schema per la discussione -che approderà in Parlamento.
Rapporto di lavoro. Due le possibilità: dipendenza o, nei limiti fissati dalle Regioni che non potranno superare il 30% dei medici dipendenti, collaborazione coordinata e continuativa per chi sceglierà un contratto libero-professionale. I dipendenti avranno l’esclusiva e saranno collocati in un ruolo unico.
I medici, per essere assunti dal Ssn dovranno lavorare per cinque anni nella struttura da cui eventualmente dipenderanno, ma solo dopo questo periodo e la relativa valutazione finale. L’intramoenia la faranno solo i medici a tempo indeterminato (ci sono anche quelli a tempo determinato, come prevede in alcuni casi il Dlgs 229/1999 ed è nelle intenzioni lasciare in gioco i medici a tempo definito a esaurimento). A farla sarà chi ha una specialità chirurgica, radiologica o di diagnostica di laboratorio, che dovrà concordare le prestazioni con l’azienda.
Per gli altri, gli specialisti “medici”, è prevista la libertà di esercitare la libera professione nel proprio studio, senza più alcun vincolo con l’azienda. E per questi e per i liberi-professionisti a contratto, dovrà necessariamente essere reinserita, eventualmente anche nell’articolato che si predisporrà, la partita Iva, anche se lo “schema di di-scussione” non lo dice esplicitamente.
Per quanto riguarda l’intramoenia, dovranno essere previsti spazi nettamente separati da quelli ordinari, contabilità separata e l’azienda dovrà rientrare dei costi sostenuti. E potrà anche chiedere direttamente ai medici dipendenti, prestazioni extra in libera professione per determinate esigenze assistenziali. Come, a esempio, il contenimento delle liste d’attesa.
Naturalmente - ma lo schema non ne fa cenno - si dovranno prevedere con il prossimo contratto anche i meccanismi per salvaguardare l’attuale stipendio, indennità di esclusiva compresa, dei medici dipendenti.
Contratti libero-professionali. L’impegno sarà orario, in base alle necessità aziendali e l’incarico sarà a termine, rinnovabile. Ma secondo il numero di ore coperte da questi professionisti, dovranno essere resi “indisponibili” altrettanti posti in organico.
La possibilità di avere responsabilità di struttura semplice e complessa è negata in via di principio ai medici a contratto. Ma in casi eccezionali, un numero di “professional” pari a non più del 2% della dotazione organica dei camici bianchi complessivi, potrà accedere agli incarichi dirigenziali. I prescelti, avranno un contratto uguale a quello dei dipendenti, quinquennale, rinnovabile, ma senza il vincolo dell’esclusiva.
Età pensionabile. Ufficialmente resta quello già previsto: 65 anni +2 per i medici dipendenti e 67 anni per gli universitari. Ma i primari che già godevano della legge sul pensionamento a 70 anni prima che questa fosse cancellata dalla riforma ter, torneranno ad avere questo privilegio. E gli altri potranno essere mantenuti in servizio dall’azienda anno per anno, anch’essi con il limite massimo del 70° anno di età.