Cade l'incompatibilità tra lavoro ospedaliero e libera professione. Critici Regioni e sindacati Medici, Sirchia cancella la riforma della Bindi, da Repubblica.it, Giovedì 4 Aprile 2002

da "Repubblica.it", Giovedì 4 Aprile 2002


Cade l'incompatibilità tra lavoro ospedaliero e libera professione. Critici Regioni e sindacati
Medici, Sirchia cancella la riforma della Bindi


ROMA - Eliminare le code negli ospedali. Questo è l'obiettivo, alquanto ambizioso, che si è posto il ministro della Salute Girolamo Sirchia. Per riuscirci ha messo a punto uno schema di riforma che ieri ha presentato alle Regioni. Che, è bene dirlo, nella maggioranza dei casi hanno sollevato numerose perplessità, visto che saranno loro a doversi sobbarcare il costo della riforma. Mentre una bocciatura più netta è arrivata dai sindacati di categoria, presenti anch'essi alla riunione. L'articolato completo del disegno di legge, pochi articoli, forse addirittura cinque, non sarà reso noto prima di due settimane. "Lo faremo conoscere nei dettagli solo dopo la presentazione in Consiglio dei ministri", ha spiegato il titolare del dicastero della Salute. Un ritardo che potrebbe essere legato alla riforma federalista che assegna maggiori poteri alle Regioni in materia sanitaria.

Per eliminare le lunghe liste di attese negli ospedali il ministro intende stravolgere quello che era stato il cardine della riforma sanitaria dell'ex ministro ulivista Rosy Bindi, che aveva modificato i rapporti di lavoro all'interno delle strutture ospedaliere. Oggi, dopo la riforma Bindi i medici ospedalieri possono scegliere tra due possibilità: un contratto di lavoro in esclusiva con il servizio sanitario pubblico (cosiddetta intramoenia), oppure la possibilità di esercitare anche la libera professione esterna (extramoenia). Nel primo caso il loro stipendio è più elevato. Hanno, almeno in teoria, maggiori possibilità di carriera all'interno della struttura pubblica, ma le parcelle della libera professione sono controllate dall'ospedale che trattiene una parte delle entrate. Con l'extramoenia lo stipendio è più basso, i medici possono lavorare all'esterno senza vincoli e da liberi professionisti, con parcelle interamente controllate da loro. La maggior parte dei medici, messi di fronte alla scelta, ha optato per l'intramoenia (nel 90 per cento dei casi).

Il ministro Sirchia vuole superare la distinzione tra intramoenia ed extramoenia e puntare invece su contratti differenziati per numero di ore lavorate. I medici dovrebbero quindi scegliere tra un rapporto a tempo pieno oppure a tempo parziale (o definito). Chi scegliesse il primo lavorerebbe 38 ore, chi optasse per il secondo ne farebbe 28 (cifre che potrebbero comunque essere soggette a modifiche contrattuali). Non solo. Coloro che scegliessero il tempo pieno potrebbero lavorare come liberi professionisti sia per l'ospedale (per smaltire le code e solo per le prestazioni a carattere di urgenza), sia all'esterno. Sulla prima quota di libera professione (quella fatta all'interno della struttura), l'ospedale avrebbe il controllo economico con parcelle calmierate, mentre su quella esterna non ci sarebbe alcun controllo.

Chi dovesse optare per il tempo parziale (28 ore) non sarebbe invece chiamato a lavorare da libero professionista all'interno dell'ospedale. Il suo stipendio sarebbe però più basso (calcolato su base oraria, quindi 28 trentottesimi). E potrebbe svolgere all'esterno la libera professione. Ma soprattutto la sua carriera all'interno dell'ospedale non verrebbe condizionata dalla scelta tra tempo parziale e tempo pieno. E sarebbe sempre reversibile, cosa che oggi non è. C'è poi il capitolo pensione: i medici che dovessero scegliere il tempo pieno potrebbero ritirarsi a 67 o 70 anni per esigenze di servizio.

Sulla riforma le critiche sono arrivate sia dalle Regioni che dai sindacati. Enrico La Loggia, ministro degli Affari Regionali, ha parlato di "resistenza da parte di Regioni rette da maggioranza del centrosinistra". Ma forti resistenze sarebbero arrivate anche da parte di alcune Regioni rette dal centrodestra. Non a caso il ministro Sirchia, al termine della riunione, ha detto che "nel caso alcune Regioni non dovessero mettere a disposizione i fondi per mantenere i salari, sarà il governo a garantirli".

Critici anche buona parte dei sindacati. Favorevoli alla svolta di Sirchia ci sono Cisl-medici, Anpo e Cimo, che però non rappresentano la maggioranza della categoria. "Si avvia finalmente quel processo di controriforma sanitaria, richiesto dalla maggioranza dei medici dipendenti, e promesso dalla Casa della Libertà in campagna elettorale", ha detto Stefano Biasioli del Cimo. Sul fronte opposto l'Anaao, la Cgil e altre sigle del settore le cui opinioni sono però molto diverse.


Ritorna alla pagina precedente