Il testo provvisorio del decreto è stato presentato venerdì scorso durante la Conferenza unificata Stato-Regioni. Immediata la protesta della maggioranza delle associazioni e sindacati di categoria: Anaao, Cgil, veterinari, radiologi, anestesisti, tecnici di laboratorio, cardiologi, ostetrici e biologi. Nicchiano Cisl e Uil. D'accordo con Sirchia solo la Cimo. "La logica è perversa. Il governo vuole atomizzare il rapporto di lavoro, ogni medico dovrà vedersela da solo con il direttore generale - commenta Serafino Zucchelli, segretario dell'Anaao, il sindacato più rappresentativo tra i 105 mila medici ospedalieri - è un programma di tipo peronista, una regressione sul piano della civiltà".
Tre le novità più importanti rispetto alla riforma Bindi. Tutti i medici che hanno il rapporto esclusivo con la sanità pubblica possono svolgere l'attività privata nei loro studi o ambulatori. Con tre limitazioni: i ricoveri, la radiologia e l'attività di laboratorio. L'intramoenia, che la riforma Bindi indicava come una libera scelta e un diritto per tutti, viene limitata ai casi scelti dal direttore generale dell'azienda ospedaliera. Ma non basta: le visite si faranno in locali diversi da quelli dove si volge l'assistenza pubblica e in caso di mancanza di spazi in strutture private convenzionate.
Che fine faranno le indennità per il rapporto esclusivo, già in busta paga e che arrivano in media ai 19 milioni l'anno? "Le retribuzioni resteranno inalterate fino al rinnovo del contratto, scaduto il 1 gennaio del 2002 - afferma Roberto Polillo, segretario nazionale della Cgilmedici - dopo ogni Regione potrà regolarsi come vorrà. I medici saranno pagati in modo differenziato, non in funzione delle loro capacità, ma dei bilanci delle singole Regioni nella speranza che non siano in rosso". Terza novità: un medico su tre sarà assunto per svolgere la sua attività per un numero di ore settimanali concordate con la Asl.
"Il pericolo è che venga meno la continuità terapeutica - prosegue Roberto Polillo - e i pazienti assistiti da personale neo assunto, senza specializzazione, precario, scarsamente motivato e sottoposto a turni massacranti". Riuscirà Sirchia a far approvare il suo piano, malgrado la decisa opposizione di gran parte dei medici ospedalieri? Il ministro della Salute sembra deciso ad arrivare fino in fondo e ieri ha replicato alle accuse: "Dicono che ho svenduto la Sanità ai privati, non è vero, questo è solo uno slogan imbecille. Sì alla competizione tra pubblico e privato, no alla burocrazia e ai privilegi. Dobbiamo poterci liberare di chi non è all'altezza del proprio compito in una struttura sanitaria".
Replica il segretario nazionale dell'Anaao: "Siamo d'accordo sulla necessità di riorganizzare la rete ospedaliera, non neghiamo che la tendenza porta alla riduzione degli addetti e alla mobilità. Abbiamo chiesto un confronto, ma nessuno ci ha chiamato. La libera professione generalizzata fa saltare le regole: prezzi calmierati, controllo del volume di attività e trasparenza fiscale - afferma Zucchelli - viene introdotto anche un altro principio, il pubblico non può erogare prestazioni private. Perché? Una scelta che orienta la spesa, i 40 mila miliardi che vengono gestiti dalle assicurazioni integrative. Così non va. La protesta si farà sempre più dura, fino allo sciopero. Al governo diciamo: vogliamo risolvere i problemi, ma occorre un tavolo comune con le Regioni e le associazioni professionali".