da "il Resto del Carlino", Domenica 22 Dicembre 2002
Il governo: «Aboliremo la riforma Bindi»
ROMA — Il governo è sempre deciso: «Aboliremo la riforma Bindi». Il ministro della sanità, Girolamo Sirchia, è stato ancora più esplicito: «La riforma sarà pronta entro due mesi. La strada verso cui siamo orientati è quella di presentarla sotto forma di disegno legge». La decisione della maggioranza di ritirare l'emendamento che avrebbe sancito la reversibilità dell'esclusiva per i medici ospedalieri e ambulatoriali, e di sostituirlo con un semplice ordine del giorno, è stata solo una mossa strategica.
Alto rischio
Troppo alto il rischio che, nella turbolenta nottata al Senato, l'emendamento potesse essere bocciato. Se ciò fosse accaduto sarebbe stato un altro ostacolo da superare per lo stesso governo. Sarebbe stato difficile fare finta di nulla al momento di presentare un nuovo provvedimento. Quindi, è stato deciso di non rischiare.
Lo ha spiegato in modo chiaro il sottosegretario all'interno, Massimo D'Alì (Forza Italia): «Governo e maggioranza hanno la ferma volontà di abolire la riforma Bindi per dare libertà alla professione medica. Non escludo che si possa ricorrere anche al decreto legge, ma su questo decideranno insieme maggioranza e opposizione».
A questo punto, la partita sui medici resta tutta aperta. Però, non sarà una partita facile da giocare. Anche perché la categoria dei medici è profondamente divisa al suo interno. Gli schieramenti sono almeno tre. Da una parte ci sono i medici di Intesa Medica (Cimo, Cisl-medici e i primari dell'Anpo) favorevoli alla cancellazione della riforma Bindi. Da un'altra l'Intersindacale dei medici che si è opposta alle modifiche proposte nella finanziaria (tanto da aver proclamato lo sciopero del 19 dicembre), ma che è pronta ad aprire una trattativa sugli aspetti da modificare. Da un'altra ancora c'è la Cgil-medici totalmente contraria ad ogni sorta di modifica alla «riforma Bindi».
Tra le tante cose in gioco c'è anche l'indennità di esclusività che è riconosciuta ai medici che scelgono di lavorare solo nelle strutture pubbliche e che vale 500 euro lordi al mese. Se si introduce la 'reversibilità' della scelta di esclusiva salta anche l'indennità?
E' indubbio, comunque, che una parte non secondaria della categoria medica chieda da tempo la possibilità di «cambiare idea» e di non subire penalizzazioni di carriera se si vuole fare attività libero professionale fuori dalle strutture dove si opera. Tra l'altro tutte cose presenti nei programmi elettorali della Cdl.
I più soddisfatti (oltre all'ex ministro Rosi Bindi) della piega presa dagli eventi sono i medici dell'Intersindacale i quali ritengono che lo stop all'emendamento in finanziaria sia stato dovuto al loro sciopero che avrebbe trovato «il sostegno di tutta l'opposizione e di parti cospicue della maggioranza». Secondo l'Intersindacale ora è giunto il momento di avviare un tavolo a tre con regioni, governo e parti sociali «per affrontare in modo ponderato gli aggiustamenti opportuni da apportare alla normativa attuale».