Per i medici libertà di lavorare dentro e fuori gli ospedali, da il Resto del Carlino, Giovedì 4 Aprile 2002

da "il Resto del Carlino", Giovedì 4 Aprile 2002


Per i medici libertà di lavorare dentro e fuori gli ospedali


ROMA — È pronto il disegno di legge che cancella la riforma Bindi, approvata appena tre anni fa. Un colpo di spugna sull'esclusività di rapporto con il servizio pubblico e sull'irreversibilità della scelta pronunciata dai medici. I nodi cruciali della riforma sono stati illustrati alle Regioni e ai sindacati dei medici dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia.

Studi privati

Secondo il ddl, i medici potranno scegliere fra contratto di lavoro a tempo pieno o quello a tempo parziale, il vecchio tempo definito. In entrambi i casi, la riforma non inciderà sugli stipendi oggi in busta paga. Si potrà andare in pensione a 67 anni, lavorandone eventualmente altri 3 per esigenze aziendali. Ma la novità più importante per i camici bianchi riguarda il lavoro «in proprio»: la possibilità di fare la libera professione nel proprio studio o in una struttura non accreditata, senza per questo cessare il proprio rapporto di lavoro con l'ospedale.

Attività libero-professionale che il medico, non volendo aprire un proprio studio, può invece decidere di svolgere anche all'interno dell'azienda sanitaria. In questo caso dovrà rispettare però le priorità e la programmazione imposta dalla struttura, finalizzata alla riduzione delle liste di attesa per le prestazioni urgenti. Il camice bianco quindi sarà pagato per le prestazioni prioritarie anti-attesa, ma una volta «accontentate» le esigenze dell'azienda, potrà fare la libera professione intramoenia, come già succede ora.

Ritorno al passato

Ulteriore possibilità: svolgere attività libero-professionale «volontaria» (cioè non richiesta dalle priorità imposte dall'azienda) in ospedale o in strutture convenzionate. In questo caso, le prestazioni saranno pagate regolamentate dall'azienda e con tariffe calmierate. La proposta di cancellare l'esclusività di rapporto per i medici del servizio pubblico viene considerata dall'ex ministro Rosy Bindi «uno scandaloso ritorno al passato». Viene meno, secondo Rosy Bindi, un principio qualificante della riforma, previsto in tutti i paesi europei, condiviso e accettato dai medici. « Non c'è cittadino — ha aggiunto — che possa tollerare che i medici pagati dal servizio pubblico tornino a fare attività fuori dall'ospedale senza vincoli e senza regole». Per Bindi si istituzionalizzano «le forme peggiori di doppio binario, quelle che servono solo a consolidare gli interessi e il potere di una minoranza di baroni della medicina». Durissimo anche Cossutta, che parla di «scelta immorale».

Qualche polemica anche nella maggioranza, ma sul metodo di divulgazione del progetto. Attraverso la stampa e non in commissione, lamenta il senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama.


Ritorna alla pagina precedente