Sirchia: «Ospedali governati dalla politica», da il Messaggero Giovedì 15 Maggio 2003

da "il Messaggero", Giovedì 15 Maggio 2003


La denuncia davanti a una platea di imprenditori, economisti ed esperti di gestione sanitaria. «C’è bisogno di profonde correzioni»

Sirchia: «Ospedali governati dalla politica»

Il j’accuse del ministro: «Dobbiamo solo sperare che nei partiti militino primari intelligenti»


ROMA - «Oggi purtroppo la politica governa gli ospedali da cima a fondo. C’è un direttore generale nominato da un assessore, che nomina primari e così via. Tutti di un segno...», è il j’accuse del ministro della Salute Girolamo Sirchia, che condanna le scelte dettate da interessi impropri. «Se abbiamo la fortuna - continua il ministro - che in un partito militino primari intelligenti, allora abbiamo ospedali intelligenti. Altrimenti...». Le nomine non dipendono dal ministero. Ma il responsabile della sanità nazionale usa toni duri per criticare chi viene messo a ricoprire incarichi senza criteri di professionalità e di merito. Sirchia, da ministro e da medico, denuncia un fenomeno, quello delle lottizzazioni o delle nomine clientelari, perché queste fanno soltanto danni. Danni alla gestione delle aziende e degli ospedali, danni alla salute se i servizi non sono guidati dalle persone giuste. Sirchia si è intrattenuto l’altra sera con i giornalisti, in un incontro informale all’Hotel Parco dei Principi, a Roma, dove ha preso parte ad un incontro promosso dall’associazione di economisti e imprenditori “Canova".

Il ministro, parlando della spesa sanitaria, ha poi sottolineato la necessità di seguire tre direttrici: «Dimensionare l’offerta, calibrare la domanda delle prestazioni, scegliere le priorità perché non si può dare tutto a tutti».

L’idea di Sirchia è che dopo 25 anni il servizio sanitario nazionale debba essere «rimodellato». Da qui l’importanza dei rapporti tra sanità e politica. La sanità è materia delicata, dalla gestione dei servizi dipendono i livelli di prestazione degli ospedali, i livelli di cura e di accoglienza dei malati. Ma c’è un’alternativa allo spoil system, ai cambiamenti in blocco dei dirigenti, agli avvicendamenti voluti dai politici perché l'assessore di turno non gradisce questo o quel dirigente, o perché un nuovo governo regionale pensa di “occupare" ospedali, Asl e quant’altro?

Il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, di An, al riguardo ha un’idea precisa: «Le nomine vanno fatte seguendo i parametri della professionalità. Gli incarichi manageriali devono essere al massimo livello, vanno affidati a persone con qualità professionali elevate e competenze nel campo del diritto amministrativo, delle gare pubbliche, con il supporto del collegio dei medici per le scelte di carattere scientifico, per evitare scelte non corrispondenti ai requisiti». Cursi è convinto che solo un mix di questo genere possa garantire la corretta gestione dei servizi. Ma Cursi è d’accordo con Sirchia? «Non vorrei che venisse demonizzata la politica - osserva ancora il sottosegretario -. Ci vuole un giusto equilibrio. Ripeto, la garanzia viene dal tipo di criteri seguiti. Certo, non si possono fare scelte solo sulla basa dell’appartenenza politica. Occorrono competenze e professionalità».

I sindacati da anni fanno battaglie contro le spartizioni delle poltrone, in difesa del merito e dei diritti. «La storia italiana - sostiene Betty Leone, segretario generale dello Spi-Cgil - è costellata di episodi di malasanità e sono sempre stati troppi gli incarichi attribuiti a chi non ne aveva le capacità». E l’intervento di Sirchia? «Il ministro ha ragione, ma ho la sensazione che sia l’ennesimo polverone. Perché questo governo ha fatto lo spoil system? Può essere evitato, basterebbe applicare la legge Bindi, la 229, che detta i criteri per controllare la qualità delle prestazioni, i modi di gestione e soprattutto il merito. Invece, non succede. I direttori generali delle Asl in molti casi sono i “fiduciari" dei presidenti delle Regioni. Qualche esempio eclatante? Stefano Perucci, dell’Osservatorio epidemiologico del Lazio, cacciato senza motivo».

Anche per Luigi Canali, segretario della Cisl Lazio sanità, il baluardo contro l’ingerenza della politica è l’autonomia: «I dirigenti pubblici sono sempre sul chi vive, per timore che, sia pure surrettiziamente, il potere politico metta i bastoni tra le ruote». Critico anche Roberto Polillo, responsabile per la Cgil delle Politiche sulla Salute: «C’è una catena nelle nomine, dagli assessori si passa ai dirigenti, fino ai primari. Un sistema che provoca danni. Tra l’altro c’è una contraddizione: il ministro solleva critiche, ma il suo governo ha sempre scelto la strada dello spoil system, quindi una strada del tutto opposta. La verità è che non c’è alcuna intenzione di applicare i criteri del merito e della professionalità. I medici, ma anche i dirigenti, possono essere giudicati con sistemi oggettivi di valutazione, sulla base dei risultati conseguiti. Nessuno dovrebbe essere rimosso soltanto perché non è in sintonia con il colore politico del governo di turno. Solo così, sfuggendo alla logica perversa dei “padroni politici", si può svincolare la sanità dal potere».


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