L’emendamento sui medici riavvicina i «camici .... il Corriere della Sera, Venerdì 8 Novembre 2002

da "il Corriere della Sera", Venerdì 8 Novembre 2002


L’emendamento sui medici riavvicina i camici bianchi.


ROMA - L’emendamento sui medici riavvicina i «camici bianchi» dei due schieramenti. A sorpresa, oltre alle prevedibili critiche dei «dottori» che siedono sui banchi del centrosinistra, l’emendamento presentato ieri alla Finanziaria, si imbatte anche in consistenti perplessità dei colleghi (di professione e di Parlamento) del Polo. A generare il comune sentire non è tanto la valutazione sulla «reversibilità» del rapporto esclusivo di lavoro con la struttura pubblica. Quanto il versamento della somma di 5.000 euro come condizione per esercitare la professione anche al di fuori della struttura sanitaria pubblica. Un particolare dell’emendamento che certo non trova d’accordo il vicepresidente della Commissione Affari sociali alla Camera, l’oncologo Giuseppe Petrella (Ds). Favorevole, magari sì, al superamento della rigidità di scelta tra regime di esclusività e non esclusività, ma critico su tutto il resto. «Non possiamo accettare che un professionista che sceglie la non esclusività venga taglieggiato - dice - e neanche che si conceda la direzione di strutture semplici e complesse a chi non ha un rapporto non esclusivo. Così si rischia di riaprire un mercato della sanità che non può che arrecare danni al malato». Stupito di una simile decisione della maggioranza il cardiologo Antonio Gaglione, senatore della Margherita, che valuta l’emendamento «contraddittorio e paradossale». Perché presentato «proprio da quelle forze che volevano la liberalizzazione della professione» e invece «fanno di tutto per penalizzarla».

Ma, e qui arriva la sorpresa, la tassa da pagare alle aziende sanitarie di appartenenza, non è vista di buon occhio neanche dalla Lega. Il cui capogruppo alla Camera, il dentista Alessandro Cè, si mostra perplesso: «Mi sembra che questo emendamento si configuri quasi come una forma di balzello. Il nostro atteggiamento - dice - è quindi critico. E anche se può sembrare semplice trovare d’accordo le associazioni di categoria, non sarà facile che questo provvedimento incontri invece la condivisione dei medici».

Stupito anche il presidente della Commissione igiene e sanità al Senato, il ginecologo Antonio Tomassini (Fi), che riconosce «sacrosanto» il diritto di recessione dall’esclusività del rapporto di lavoro con il servizio pubblico. Ma proprio non riesce a capire «il perché di un balzello aggiuntivo» che definisce «una cosa inaudita, una tassa indebita, anticostituzionale».

Si schierano invece a favore dell’emendamento, il presidente della Commissione affari sociali alla Camera, Giuseppe Palumbo (medico e docente, Fi), soddisfatto perché «si dà al medico maggiore libertà rendendo reversibile il rapporto di lavoro» e «consentendogli di dirigere strutture semplici e complesse». Anche il deputato Giulio Conti, responsabile sanità di An, difende la novità: la tassa dei 5.000 euro «serve per accontentare le Asl che hanno bisogno di introiti» e la reversibilità è un mezzo per «recuperare professionalità perdute». Infine, Dorina Bianchi, radiologa dell’Udc, membro della Commissione affari sociali alla Camera: «Capisco che non è quello che i medici vorrebbero, ma in questo modo si comincia almeno a uscire dall’ingessamento della legge Bindi».


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