Medici, 5000 euro per fare anche attività privata. il Corriere della Sera, Venerdì 8 Novembre 2002

da "il Corriere della Sera", Venerdì 8 Novembre 2002


Medici, 5000 euro per fare anche attività privata

Emendamento alla Finanziaria introduce un contributo annuale per chi rinuncia all’esclusiva in ospedale. La Bindi: «E’ il pizzo»


ROMA - I medici ospedalieri con un contratto non esclusivo dovranno pagare un contributo per mantenere l’attività privata. Cinquemila euro all’anno da versare alla Asl di appartenenza. Un obbligo che, secondo il ministro della Salute Girolamo Sirchia, varrà solo per i primari anche se il testo non lo accenna. In cambio, anche chi opta per la non esclusività, oggi sono il 20 per cento dei camici bianchi, può aspirare al vertice della carriera dirigenziale (primario e capo di struttura complessa, il dipartimento). La rivoluzione nel rapporto di lavoro dei medici arriva con un emendamento alla Finanziaria presentato ieri alla Camera dal relatore Angelino Alfano, di Forza Italia. Un emendamento che in pratica abbatte un altro dei paletti fondamentali della riforma attuale, varata dal governo di centrosinistra, quando era ministro Rosy Bindi. Cancellare il principio dell’irreversibilità significa che si passa dall’una all’altra condizione senza vincolarsi per tutta la vita. Durissimo il commento dell’ex ministro Bindi, oggi deputata della Margherita: «Viene introdotto il pizzo per la libertà». Bocciatura secca dal maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed, e dalle Regioni. E anche all’interno della maggioranza l’emendamento non piace a tutti: «È la legalizzazione di una tangente all’azienda ospedaliera», afferma il deputato leghista Cesare Ercole.

4 ARTICOLI - L’emendamento, 4 articoli, non è ancora stato votato. Su di esso ieri sera aleggiavano dubbi di costituzionalità. Se approvato, si sostituirebbe ai precedenti, più o meno dello stesso contenuto, ma senza la novità dei 5 mila euro. A spingere per la nuova formula pare sia stato il ministero dell’Economia, preoccupato che la controriforma, così come era stata disegnata, portasse con sé spese aggiuntive per le casse pubbliche. E infatti il disegno di legge presentato da Sirchia prima dell’estate al Consiglio dei Ministri è congelato, a causa dei dubbi sulla copertura avanzati dalle Regioni. Stavano meditando di aggiungere anche lì la modifica sulla «tassa». Che potrebbe comprendere tutte le penalizzazioni sullo stipendio già oggi pendenti sui non esclusivisti e quindi essere meno «punitivo» di quanto si paventa. Secondo i conteggi di Roberto Polillo, Cigl medici, il contributo proposto «è inferiore a quello che si versa già, 8 mila euro. Lo scandalo non è questo, ma l’aver bypassato, tra l’altro, il no delle Regioni».

CONTRIBUTO - Ecco l’emendamento: «Il rapporto di lavoro della dirigenza medica di aziende sanitarie e altri enti e istituti sanitari pubblici è unico e a tempo pieno. Può essere di carattere esclusivo e non esclusivo. Le due tipologie sono fra loro reversibili, a domanda, e consentono la direzione di strutture semplici e complesse». Più avanti, il passaggio più contestato: «Il rapporto non esclusivo comporta la perdita della indennità di esclusività (circa 700 euro al mese in busta paga, ndr ) e il versamento, secondo modalità definite dall’azienda, di un contributo complessivo annuale pari a 5 mila euro». Queste disposizioni valgono anche per medici universitari, professori universitari di prima e seconda fascia e ricercatori in servizio presso strutture ospedaliere o accreditate. Chi ha un contratto a tempo definito potrà mantenerlo, rinunciando alla carriera.

REAZIONI - «Chiederemo di annullare l’emendamento perché produrrà costi incrementali a cascata», tuona il presidente della Conferenza delle regioni, il forzista Enzo Ghigo. Colorite le reazioni dei medici. Serafino Zucchelli, presidente dell’Anaao-Assomed, giudica «indecente e vergognosa la tangente» ed è «stupefacente che governo e Sirchia ripropongano con uno strumento improprio, la Finanziaria, un testo che non aveva trovato consenso dei medici». La Cimo, a nome del presidente Stefano Biasioli, accetta ma non fa salti di gioia: «Purché si torni alla libertà, ce la pagheremo. Speriamo però che i 5 mila euro comprendano già le penalizzazioni che già i non esclusivisti pagano». Intesa medica (che comprende oltre a Cimo, Anpo, e Cisl) dichiara «percorribile» l’iter parlamentare, ma si riserva approfondimenti. Il Coas, al contrario, parla di «ricatto monetario».


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