Il ministro della Salute: stiamo cancellando la normativa Bindi. Così verrà restituita la libertà professionale ai medici. I pazienti potranno essere curati in Asl privatamente ma gratis. Sirchia: con la riforma basta liste d’attesa, nessuno dovrà più pagare per l’urgenza. «Si potrà lavorare otto ore in ospedale e poi continuare in clinica»

da "il Corriere della Sera", Lunedì 8 Luglio 2002


Il ministro della Salute: stiamo cancellando la normativa Bindi. Così verrà restituita la libertà professionale ai medici. I pazienti potranno essere curati in Asl privatamente ma gratis

Sirchia: con la riforma basta liste d’attesa, nessuno dovrà più pagare per l’urgenza

«Si potrà lavorare otto ore in ospedale e poi continuare in clinica»


ROMA - «Stiamo cancellando la Riforma Bindi, che rappresenta una gravissima violazione della libertà professionale dei medici e penalizza i malati». Il ministro Girolamo Sirchia è categorico sul disegno di legge promosso dal governo, che permette ai medici di lavorare la mattina negli ospedali pubblici e il pomeriggio nelle cliniche private.

Non le sembra che ci sia conflitto di interessi?
«Per niente: i medici possono lavorare per otto ore al giorno in un ospedale pubblico e poi decidere di continuare la loro attività, come avviene per tutte le altre categorie di professionisti, seguendo due strade».

Quali?
«Se il medico sceglie l’esclusività, può continuare a visitare e operare nella Asl o nell’ospedale pubblico. Altrimenti è libero di decidere di andare in una casa di cura o in uno studio, che però non devono essere accreditati con il Servizio sanitario nazionale. Queste strutture private raccolgono una domanda di salute che viene da chi non ha problemi economici e dal mondo assicurativo e quindi non è in conflitto con l’attività pubblica».

Avete in sostanza cancellato l’irreversibilità della scelta tra pubblico e privato, che rappresentava il fulcro della Riforma promossa dall’ex ministro Bindi?
«Certamente. Nel nostro sistema liberista il fatto più rilevante è che vogliamo restituire ad una categoria di professionisti la piena libertà di scegliere dove lavorare. E il medico potrà finalmente cambiare idea quando lo riterrà utile».

Secondo lei, quanti medici sceglieranno di impegnarsi anche nelle cliniche private?
«Le stime fatte dal ministero indicano che questa opzione sarà portata avanti da circa il 20 per cento dei medici».

Che vantaggi ci saranno per i malati?
«I cittadini saranno molto avvantaggiati».

Può essere più esplicito?
«Adesso l’attività libero-professionale nei centri pubblici ha creato una scandalosa iniquità, che non è più tollerabile: chi si rivolge ad un ospedale pubblico paga due volte».

In che senso?
«Attraverso le tasse, ma rischia di aspettare mesi prima di essere curato. E poi di tasca sua: in questo caso ottiene in tempi rapidissimi un trattamento terapeutico, una Tac o una operazione. Questo doppio canale è vergognoso e il governo ha deciso di abolirlo».

Cosa prevede, invece, la nuova normativa?
«Quando il medico sceglie l’attività solo nell’ospedale pubblico, fornisce un contributo importante per abbattere le liste d’attesa ».

Cosa cambierà per i medici dopo l’approvazione del disegno di legge?
«I medici che scelgono di impegnarsi solo nel pubblico percepiranno una indennità, che andrà da circa 770 a 1.000 euro al mese, mentre chi opta per lavorare anche nei centri privati potrà fare carriera nelle Asl, cosa oggi vietata dalla Riforma Bindi: potrà anche diventare primario e responsabile di strutture complesse come i centri trapianti, ma non percepirà l’indennità».

Quali novità ci saranno per i pazienti?
«Se la Asl ha una lista d’attesa troppo lunga per l’intervento chirurgico, la risonanza magnetica o la visita specialistica, la stessa Asl dovrà curare subito il malato usando il medico durante la sua attività privata svolta nella struttura pubblica».

Ma il malato sarà così costretto a pagarsi l’assistenza?
«No, non dovrà tirare fuori neanche un euro».

E chi pagherà?
«A pagare le cure sarà la Asl, che userà i cospicui fondi risparmiati non versando l’indennità ai medici che scelgono di andare di pomeriggio nelle case di cura private».

E cosa accadrà nel caso le liste d’attesa non siano molto lunghe?
«In questo caso il malato sarà curato normalmente dal Servizio sanitario nazionale, magari in tempi più brevi degli attuali, oppure potrà farsi assistere, a sue spese, ma potrà scegliersi il medico e beneficerà di alcuni vantaggi».

Quali?
«Avrà la camera singola, con bagno, e altri comfort alberghieri a prezzi calmierati e non di mercato: non mi sembra un vantaggio da poco».


Ritorna alla pagina precedente