Medici ospedalieri, torna la libera professione
Pronta la riforma Sirchia: annullata l’esclusività della
Bindi, reintrodotti «tempo pieno» e «parziale»
ROMA - La rivoluzione è alle porte. Oggi il ministro della Salute Girolamo Sirchia presenterà prima alle Regioni e poi al cosiddetto «parlamentino» dei camici bianchi, i sindacati e la federazione, il testo della riforma sui medici. Pochi articoli, poche righe, che però ridisegnano il lavoro dei dipendenti ospedalieri e cancellano l’attuale sistema, instaurato fra i mugugni dall’ex ministro Rosy Bindi. Si ritorna all’antico. Completo superamento dell’esclusività, che legava a doppio filo i dottori del servizio sanitario alla corsia, negando loro (in teoria) ogni altra forma di libera professione svincolata dall’azienda. Il medico avrà di fronte a sé due scelte, il tempo pieno e il tempo determinato, un tipo di contratto quest’ultimo che sembrava destinato a scomparire per sempre, entro la fine dell’anno.
BOZZE - Questi i principi generali contenuti nel testo sul quale i tecnici del ministero, più consulenti esterni poi lasciati per strada, hanno lavorato per mesi. Le bozze si sono affastellate una sull’altra, cambiando anche radicalmente perché trovavano contrarietà di varia natura, ora da parte delle Regioni ora da parte di alcuni sindacati. La lunga gestazione è terminata. Il risultato dovrebbe essere un disegno di legge da avviare al suo percorso in breve termine. Una soluzione più lenta rispetto a quella che la categoria si attendeva, in special modo alcune componenti del «parlamentino». La Riforma dei medici è una delle priorità indicate da Sirchia, emotrasfusionista del Policlinico di Milano che ha sperimentato gli effetti su se stesso e i colleghi delle riforme sanitarie, compresa quella bindiana. «Il medico non è un impiegato», ha più volte ripetuto il ministro nelle sue uscite pubbliche, annunciando interventi.
BINDI - La Bindi con la Riforma del 1999, ora in vigore, aveva introdotto il principio dell’esclusività, attirandosi le critiche sullo «statalismo». Il dipendente pubblico che sceglie il rapporto esclusivo deve svolgere la libera professione «intra moenia», all’interno della struttura dove lavora, se quest’ultima è dotata di locali adatti, oppure all’esterno, in cliniche o studio privato, utilizzando il bollettario dell’azienda e con la preventiva comunicazione ai datori di lavoro. In cambio riceve un’indennità (soldi in più in busta paga, circa 700 euro per un dirigente di secondo livello) ed è favorito negli avanzamenti di carriera. Questa scelta è però irreversibile, non può cambiare. In alternativa si può optare per l’extra moenia: il medico rinuncia all’esclusività e ai suoi vantaggi salariali, svolge lo stesso numero di ore dei colleghi esclusivisti ma gestisce senza vincoli la sua libera professione esterna. La maggior parte dei camici bianchi ha optato per la prima strada.
VIA L’ESCLUSIVA - Con la proposta Sirchia l’esclusività sparisce. Tutto il personale dirigente, a tempo pieno o determinato, ha diritto alla libera professione. I tempo-pienisti conservano il trattamento economico che spetta agli esclusivisti, mentre le modalità di attuazione del part time vengono rimandate al contratto nazionale. Un testo che ha cercato di andare incontro alle Regioni, che volevano regole generali a garanzia della propria autonomia. E che non dovrebbe scontentare i diretti interessati, i 100 mila ospedalieri, specie quei sindacati come la Cimo, che ha contrastato fin dall’inizio l’impostazione della Bindi e ha pungolato il nuovo governo perché l’esclusività venisse cancellata.