da "La Repubblica", Mercoledì 21 Febbraio 2001
Lista dattesa in ospedale? La
Asl rimborsa la clinica
La Cassazione: "E un diritto del malato grave" I
giudici respingono il ricorso di ununità sanitaria che non vuole risarcire un
intervento
ROMA I malati hanno diritto al rimborso per le cure in clinica privata. I cittadini possono farsi operare da medici privati, se le liste dattesa negli ospedali e nelle strutture convenzionate mettono a rischio la sopravvivenza o semplicemente la salute, senza temere i costi.
Le Asl devono rimborsare le spese sostenute senza la pretesa dellassenso preventivo per il ricovero in clinica. Lo ha sancito la Cassazione, che ha respinto il ricorso del direttore generale di una Usl lombarda, la numero 11 di Ponte San Pietro. Il dirigente non intendeva restituire 50 milioni a un paziente cardiopatico costretto a rivolgersi ai privati per non morire.
Santo C. si è fatto operare al cuore senza il nulla osta dellamministrazione pubblica. Il suo è stato il calvario di tanti. Luomo era stato ricoverato il 25 ottobre 95 al policlinico Ponte San Pietro per un infarto. Per essere operato il paziente era stato poi inviato al centro cardiologico della Fondazione Monzino di Milano. Era rimasto in corsia sino al 16 novembre, quando lo hanno dimesso perché la struttura non poteva assicurare lintervento in tempi brevi. Vana la ricerca di una clinica convenzionata che potesse operarlo con la tempestività necessaria.
Per sopravvivere, Santo C. si è rivolto ad una clinica privata, "La Madonnina". Il 28 novembre ha subito lintervento. Tornato in buona salute, luomo ha sollecitato alla Usl la restituzione di circa 61 milioni, lottanta per cento del costo della clinica. Ma la struttura ha negato il diritto, sostenendo: il cittadino non ha chiesto «lautorizzazione preventiva limitandosi a inviare la nota delle spese sostenute». Santo C. stavolta ha chiesto soccorso alla magistratura. Che in primo e in secondo grado gli ha dato ragione, disponendo limmediata restituzione di 50 milioni per il costo delloperazione. Contro la decisione, il direttore della Usl si è rivolto alla Suprema Corte. E lo ha fatto sbandierando la legge regionale 36 del 93 che allarticolo 2 prevede i rimborsi per ricoveri e interventi in cliniche private soltanto in casi gravi e se «lassistenza indiretta è prima autorizzata dalle Usl».
La Cassazione pone la lente dingrandimento sul problema «della preventiva autorizzazione» per il cittadino «in grave crisi di salute o in pericolo di vita». Con la sentenza 2444, i supremi giudici stabiliscono che «la seconda alternativa appare meritevole di accoglimento». Perché «il diritto allassistenza sanitaria si fonda sulla Costituzione, che ha esplicitamente enunciato: "il diritto primario alla tutela della salute, quale fondamentale diritto dellindividuo, rientra tra quelli inviolabili della persona ed è oggetto, pertanto, di incondizionata protezione"». Dunque la Cassazione sancisce che in caso di pericolo di vita o di gravi condizioni di salute, manca «ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione» perché «oggetto della domanda è il diritto fondamentale alla salute». Nessuno può esserne privato. Santo C. ha ottenuto il rimborso di 50 milioni.