da "il Resto del Carlino - Emilia", Giovedì 15 Maggio 2003
Sanità, una legge per blindare la 'riforma Bindi'
BOLOGNA — Una «tassa di scopo» da concertare tra aziende e sindacati per la non autosufficienza. E, entro il 2003, una nuova legge sanitaria regionale «baluardo contro la privatizzazione» del sistema e risposta ulivista ai voucher e alle tasse della Lombardia, «che ormai incidono per il 10% sulla spesa totale». Maino Marchi, responsabile regionale sanità dei Ds dell'Emilia-Romagna, e il capogruppo della Quercia in consiglio regionale, Lino Zanichelli, annunciano la volontà della maggioranza Ulivo-Prc di blindare la vecchia riforma Bindi in assenza di un provvedimento nazionale analogo a quello sulla scuola della Moratti. «Non è un atto di aggressione contro il governo — chiarisce Zanichelli —, ma una legge per legittima difesa. Per contrastare la devolution, che ci darebbe 20 sanità diverse in Italia».
La legge riprenderà i capisaldi della sanità universalistica e solidale varata dall'allora ministra popolare: a partire dal rapporto esclusivo dei medici con le strutture pubbliche. Il servizio sanitario nazionale sarà poi rafforzato mettendo i servizi «in rete» per permettere libertà di scelta ai pazienti, ma senza concorrenza tra pubblico e privato.
Concetti che la Quercia intende esporre in occasione della due giorni anti-Sirchia «per il diritto alla salute», che i Ds terranno in tutto il paese oggi e domani distribuendo volantini e incontrando i cittadini davanti alle principali strutture sanitarie pubbliche.
Non senza misure dolorose per gli operatori del settore. Di recente il direttore dell'Agenzia sanitaria regionale, Fanco Rossi, ha disposto il taglio del 2% del monte stipendi, per non ridurre gli organici e poter comunque integrare il turn over dei dipendenti della sanità che vanno ad esempio in pensione. E la «tassa di scopo» a sostegno della non autosufficienza, che forse avrà riflessi su buste paga e costo del lavoro — spiega Zanichelli — si giustifica in una regione 'anziana' come l'Emilia-Romagna.
Da parte sua la Regione, a parere dei Ds, offre una gestione finanziaria virtuosa, nonostante i trasferimenti dello Stato («Il vero ministro della Sanità è Tremonti, non Sirchia», ripete Marchi) siano fermi. L'ammanco è di un miliardo di euro, considerando i mancati trasferimenti per 550 milioni del Fondo sanitario 2002 (rapportato al fondo 2001 non integrato), gli 80 che tradiscono gli obiettivi del piano sanitario 2002, i 116 dei cosiddetti «saldi di mobilità interregionale» (mancati rimborsi delle Usl di provenienza dei cittadini non emiliano-romagnoli che si sono fatti curare qui) e i 300 scaturiti dai 62 milioni mensili di sofferenza di cassa 2003 del fondo sanitario di quest'anno. Nonostante questo, sottolinea Marchi, il disavanzo della Regione 2003 non dovrebbe superare i 120 milioni. Ben al di sotto della soglia del 3,5% sulla spesa totale, aliquota definita dal fatto che all'Emilia-Romagna spetta in media il 7% del totale dei trasferimenti nazionali.