da "il Corriere della Sera", Sabato 17 Marzo 2001


IL PRESIDE DELLA SAPIENZA
Frati: «E adesso ridiamo autonomia alle facoltà»


ROMA - «Giudico positivamente la sentenza della Corte perché riafferma un principio dell’autonomia universitaria nell’ambito di leggi specifiche che la disciplinino. L’aver voluto portare questa disciplina nell’ambito della legislazione sanitaria ha costituito uno degli elementi negativi della normazione del passato governo che, sotto spinte di parte, ha disatteso lo stesso invito del legislatore a rafforzare la collaborazione tra università e servizio sanitario e non a subordinare l’università a quest’ultimo».

È il parere di Luigi Frati, preside della prima facoltà medica dell’università di Roma «La Sapienza», e uno dei principali rappresentanti dell’opposizione alla riforma Bindi. Frati, insieme ad altri 500 medici universitari appartenenti a diverse facoltà, attende l’esito di un altro ricorso sulla «ingerenza di leggi sanitarie nell’organizzazione delle facoltà mediche».

Cosa succederà dopo la sentenza della Consulta?
« Nell’immediato i professori ai quali, trovandosi ancora in ruolo, era stata negata la possibilità di svolgere attività assistenziale potranno riassumere le loro funzioni. Mi si dice che siano circa duecento».

Perché sanità e università non hanno fatto le linee guida con cui si sarebbe dovuto risolvere il problema dell’attività assistenziale per i medici universitari con più di 65 anni?
« Le linee guida sono in approvazione, ma il problema principale è che queste linee guida dovranno ora tenere conto della sentenza della Suprema Corte e del rischio di incostituzionalità delle altre norme che abbiamo impugnato. Dovranno essere riviste».

Sanità e università sono incompatibili, come questi ultimi avvenimenti sembrano dimostrare?
«Escludo che sia vero . Sono stato presidente del Consiglio superiore di sanità e il dialogo è stato importante e proficuo. Si è interrotto quando è prevalsa sulla volontà di integrazione e di collaborazione una volontà burocratico-egemonica che ha mortificato le finalità istituzionali delle facoltà di Medicina. Vi sono due visioni della sanità. Una è quella di rendere efficienti le strutture a vantaggio dei cittadini, attraverso la competizione tra erogatori di prestazioni, ospedali o professionisti che siano. L’altra è quella di regolare tutto attraverso una rigida programmazione che da scelte centralistiche vada a ripercuotersi nelle azioni sanitarie periferiche. La mia visione è chiaramente la prima, quella attuata è evidentemente la seconda ed è incompatibile con le finalità di competizione proprie delle strutture scientifiche».


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